André Breton su Henri Rousseau: l’arte del Doganiere vista dal teorico del surrealismo

André Breton

André Breton su Il Doganiere Rousseau – dettaglio dall’opera Il sogno, 1910

André Breton su Henri Rousseau: l’arte del Doganiere vista dal teorico del surrealismo. La fine dell’Ottocento vede nascere in Europa, con il doganiere Rousseau, un ramo assolutamente nuovo – e destinato a procreare inetta di un albero meraviglioso che si credeva morto. Si tratta della visione primitiva, della quale raccogliamo preziosamente, si vorrebbe quasi dire devotamente, la testimonianza così varia sconvolgente nell’opera di Giotto, dei maestri d’Avignone, di Paolo Uccello, di Fouquet, di Bosch, di Matthias Grünewald. Come loro, Rousseau ha l’insigne privilegio, se non di far appassire quasi tutta la pittura che lo ha preceduto, almeno di fare apparire ridicoli i mezzi artistici che si insegnano, e la cui codificazione tende ad instaurare una perfezione esclusivamente formale sulle rovine dell’ispirazione.

André Breton

André Breton

Per collocare Henri Rousseau, conviene metterlo in rapporto con due suoi contemporanei: l’umorista francese Georges Courteline, che fa del Ritratto di Pierre Loti di Rousseau (vedilo al > LINK), comprato per un franco, il culmine e il perno del suo museo degli orrori, e il grande poeta Alfred Jarry, che attribuisce subito al Doganiere l’importanza alla quale ha diritto e lo rivela a Picasso e ad Apollinaire. Da una parte il buon senso scalcagnato, la crescente miseria psicologica che cerca di liberarsi nella freddura dall’eterno timore di essere presa in giro, dall’altra il genio dotato per natura di senso profetico, che colpirà con ben maggiore crudeltà il convenzionale e il banale, ma avrà anche saputo apprezzare i vecchi stendardi e i panpenati sfoggiati in Bretagna a imitazione dei santi, e per lui la parte del leone dovrà sempre essere concessa a una certa fiamma sacra.

Si colloca storicamente tra questi due atteggiamenti l’accoglienza decretata alle opere di origine popolare, e non sottomesse ai canoni estetici, che la fama improvvisa di Rousseau ha imposto all’attenzione. Diffidente e ironica all’inizio, essa è divenuta, soprattutto in America, sempre più comprensiva e commossa.

Il fatto è che fuori di esse non c’è nulla – né la più alta ambizione intellettuale, né l’abilità suprema di esecuzione – che possa togliere loro questo merito: si fondono sulla “pietra angolare dell’ingenuità” la quale, anche se avesse soltanto il potere di soddisfare la nostra nostalgia dell’infanzia, meriterebbe egualmente di essere considerata una grazia ineguagliata. Ma mediante l’ingenuità, queste opere ci forniscono anche un’altra chiave: una passeggiata attraverso di esse… Ci permette di cogliere sul vivo il processo di arricchimento e di rinnovamento del tesoro leggendario dell’umanità.

Henri Rousseau

Henri Rousseau il Doganiere – Il sogno, 1910 – foto by Trish Mayo, Wikimedia Commons

Si svolge sotto i nostri occhi una affascinante decantazione del reale: nella ragazza nuda appare improvvisamente l’idolo; un recente avvenimento storico, ridotto a trama puerile – forse la sola cosa che ne resterà – comincia già a sprofondare nella notte araldica; la sala di teatro e la guerra, convertite alla loro comune misura ipnotica, ci riportano con il carnevale all’idea generica che della festa ci facevamo da bambini…

Di fronte al conflitto che sconvolge ora il mondo, gli spiriti più esigenti arrivano ad ammettere la necessità vitale di un mito che sia possibile opporre a quello di Odino e ad alcuni altri. È quindi meno che mai ozioso osservare come nascono e si propaghino i miti, ed è questo un problema di infrastruttura la cui soluzione è forse essenziale all’equilibrio di domani. Nessuno cerca di arrivarci in modo più lucido di Sidney Janis, autore del bellissimo saggio “They taught themselves“. Janis, che appoggia fervidamente i pittori autodidatti americani, ha il privilegio di vivere nell’intimità del capolavoro che, senza che loro lo sappiano, ne guida l’attività, cioè Il Sogno del doganiere Rousseau.

Come si può credere che tutto sia contenuto nell’Apocalisse di San Giovanni, io arrivò a pensare che in questa grande tela siano racchiuse tutta la poesia e le gestazioni misteriose del nostro tempo: nessun’altra conserva ai miei occhi, nella freschezza inesauribile della sua scoperta, il sentimento del sacro.

André Breton

su Henri Rousseau il Doganiere

Da André Breton, Il surrealismo e la pittura (edizioni Marchi, Firenze, 1966)

Citato a pag 388 del periodico “L’arte moderna” n°9 Vol. 1 (ed. Fratelli Fabbri). Tutti i numeri del settimanale “L’arte moderna” dei Fratelli Fabbri Editori sono in consultazione a Milano in via Jommelli 24 presso la biblioteca della Casa Museo Spazio Tadini– Associazione e Archivio fondata e diretta da Francesco Tadini e Melina Scalise.

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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