Baj I Funerali dell’anarchico Pinelli, 1972 – da Automitobiografia di Enrico Baj

Baj I funerali dell'anarchico Pinelli

Baj I funerali dell’anarchico Pinelli, 1972, disegni preparatori

Baj I Funerali dell’anarchico Pinelli, 1972 – da Automitobiografia di Enrico Baj (Rizzoli, 1983) – “Nel 1972 eseguii una grande composizione dedicata alla morte dell’anarchico Pinelli. Quest’opera prese il nome ” I funerali dell’anarchico Pinelli”: più che dei suoi funerali si trattava di lui stesso, dell’anarchico che precipitava al suolo su un ipotetico selciato, antistante una non tanto ipotetica questura. Sullo sfondo un gruppo di anarchici, a sinistra, è un gruppo di poliziotti, sulla destra dell’opera, si affrontavano: i poliziotti imbracciavano manganelli e fucili e caricavano il corteo degli anarchici.

Baj I funerali dell'anarchico Pinelli

Baj I funerali dell’anarchico Pinelli, 1972, installazione installation, 620 x 1200 cm

Il titolo definitivo, dopo alcune perplessità, restò “i funerali dell’anarchico Pinelli”, sia perché il corteo degli anarchici da me disegnato ricordava, per mestizia mista a bandiere, un corteo funebre, sia per il richiamo a quel precedente quadro ” i funerali dell’anarchico Galli” che si trova al museo MOMA di New York e che è una delle migliori opere del Carrà futurista e dell’arte moderna italiana. Il mio Pinelli misura circa 12 m di larghezza per quattro di altezza. È posto su una pedana scivolo che raccoglie oggetti vari, consistenti in nastri, cordoni, passamanerie, fiocchi, fiocchi e frange: tutto un materiale cadente e decadente pulcioso e polveroso, che sta a simboleggiare una caduta culturale, il degrado di un sistema, vuoi di sviluppo, vuoi politico, relegato sempre più nei limiti del suo logorante declino.
Il Pinelli fu dunque la prima vasta composizione di questo periodo di grandi quadri. Le motivazioni per cui feci il Pinelli erano e sono tuttora vive: io feci un’opera legata ai sentimenti più immediati per la fine ingiusta subita da un pover’uomo, da un anarchico che non aveva la minima responsabilità nella strage di Piazza Fontana compiuta nel dicembre del 1969, dove qualcuno (si sa benissimo chi) aveva posto una bomba, facendo saltare per aria una banca e provocando una ventina di morti. Pinelli arrestato e sottoposto a continui interrogatori a un certo punto precipitò da una finestra della questura di Milano (quella dell’ufficio del commissario Calabresi), così come un altro anarchico italiano, Salsedo, precipitò nel 1920 da una finestra della centrale di polizia di New York. Il questore di Milano dell’epoca, Guida, fornì una versione sostenendo che il Pinelli, stretto dalle contestazioni, aveva preferito buttarsi dalla finestra. Lo stesso commissario Calabresi diede una versione più dettagliata secondo cui, contestando a Pinelli il fatto di Piazza Fontana, per indurlo a parlare gli avrebbe detto che altri anarchici, tra cui tal Valpreda in quei momenti pure imprigionato, avevano confessato il misfatto. Il povero Pinelli, anarchico naif, buon uomo, ferroviere alla stazione Garibaldi, avrebbe allora esclamato: ” è la fine dell’anarchia!” E si sarebbe buttato nel vuoto.

Queste le prime versioni ufficiali. Il fatto naturalmente m’impressionò e dopo aver preso contatto con Camilla Cederna che in quei tempi, sui giornali, aveva veementemente sollevato lo scandalo Pinelli, mi recai, con colei che ha cura del particolare, a casa della vedova e delle due figlie giovanissime. Quivi indagammo, se possiamo usare questo termine inquisitorio, sul Pinelli, per conoscerne qualche cosa; cercammo nella sua biblioteca e, con il consenso dei familiari, portammo a casa un mucchio di suoi libri, proprio per capire chi fosse, su quali letture era orientato, quali fossero i suoi eroi, i suoi miti, le sue idee. Volevamo anche trarne, da questa libreria del Pinelli, una specie di ricostruzione che potesse servire a inquadrare la mostra, a introdurla, a presentarla.

 

Enrico Baj

Enrico Baj Automitobiografia

La mostra doveva inaugurarsi il 17 maggio al Palazzo Reale di Milano alla Sala delle Cariatidi. Ricordo questa sala delle Cariatidi perché accanto al fatto di cronaca, accanto alla tragedia di Pinelli, servì essa stessa da movente. Infatti è una sala distrutta ai tempi della guerra da spezzoni di bombe incendiarie e non più ricostruita se non nelle parti essenziali: con la conseguenza che colonne, cariatidi, statue appaiono tuttora in uno stato di devastazione irreale, incredibile. Pare di essere davanti quasi a un quadro, a una pittura che raffiguri disastri, crolli e carbonizzazioni, per dirla in due parole di fronte a un quadro di Monsù Desiderio, il pittore di terremoti e incendi. Ad alcune cariatidi e statue manca la testa, altre sono carbonizzate, altre ancora hanno le braccia rotte o addirittura mancanti come in un ritrovamento archeologico: insomma la sala era tutta una rovina, un cadere, un decadere, e costituiva la più coerente cornice che potessi immaginare per l’opera raffigurante una persona che precipitava sfracellata al suolo per colpe non sue. Si trattava non solo di celebrare la morte di un innocente, ma anche di condannare chi creda o voglia credere in una giustizia sommaria, chi si accontenta tuttora del capro espiatorio, chi si appaga che qualcuno venga incolpato, perché è su quel colpevole che può scaricarsi la sua vile spiegazione dei fatti.
(…) Ricorderò che la mostra Pinelli non fu mai aperta a Milano. Il 17 maggio 1972, al mattino, il commissario Calabresi veniva assassinato. L’amico Elio Santarella, pittore e operatore culturale che di quella mostra si era occupato, non sapeva come fare a dirmelo, che non si sarebbe mai aperta. Infatti le autorità, per ragioni di ordine pubblico, censurarono la mostra, vietandone l’inaugurazione e facendo ricoprire tutti manifesti già affissi per strada. Una successiva è tardiva apertura al pubblico, benché promessa ripetutamente, non ebbe mai luogo.
(…) Censurato a Milano il Pinelli emigrò all’estero in vari musei, di cui ricorderò quello di Stoccolma, perché con la Svezia ho avuto una quantità di rapporti.(…) Ne fui amareggiato sino a giugno del 1978, quando vi giunse un invito a un biglietto aereo per recarmi assistere alla prima delle rappresentazioni, che a Stoccolma avevano luogo per strada, del mio Pinelli rifatto e animato e mimato da un gruppo di ragazzi della Marionetteatern diretti da Michael Meschke.”

Enrico Baj I funerali dell’anarchico Pinelli

Enrico Baj  muore il 15 giugno 2003.

Dopo 40 anni dalla sua realizzazione Palazzo Reale ha esposto l’opera I funerali dell’anarchico Pinelli di Enrico Baj, in una mostra dal 21 giugno al 2 settembre 2012, promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Moda, Design. Per l’occasione Skira editore ha ristampato in anastatica il catalogo dell’epoca, con una sintesi altri testi e foto dell’allestimento del 1972 di Enrico Cattaneo.

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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