Constantin Brancusi, la scultura Uccello nello spazio: arte o metallo? Il processo a Brancusi a New York

Constantin Brâncuși

Constantin Brâncuși sulle banconote da 500 leu romene nel 1992

Constantin Brancusi, la scultura Uccello nello spazio (1923): arte o metallo? Il processo a Brancusi a New YorkBrâncuși v. United States… al termine del dibattimento, durato due anni e terminato con la sentenza di assoluzione del 26 novembre 1928, il “caso Brancusi” viene chiuso indicando a chiare lettere che “… accogliamo il reclamo e stabiliamo che l’oggetto sia duty free“.  In poche parole: Brancusi sbarca a New York – dopo il viaggio sul piroscafo Paris – ed è insieme all’amico Marcel Duchamp, che sta cercando di lanciarlo negli Stati Uniti. La loro destinazione – e quella della scultura – è una mostra alla galleria d’arte d’avanguardia Brummer. Il doganiere F.J.H. Kracke, controllando la cassa contenente l’opera, classifica l’oggetto come “Kitchen Utensils”, quindi commerciale, rifiutando di applicare l’esenzione fiscale dovuta per legge alle opere d’arte. Segue un processo. L’arte non viene riconosciuta arte. Il doganiere non riesce a trovare nell’astrazione della scultura la forma dell’uccello promessa dal titolo. Trovate la storia, il “caso Brancusi”, ben riepilogata su Wikipedia a > questo LINK. La lettura amena che vi propongo è la “lettura del caso” attuata nel 1940 da un famoso magistrato e scrittore: Virgilio Feroci (1891 – 1943)… il quale si divertiva a definire le sculture di Brancusi “appena sbozzate”….

Curiosità giudiziareConstantin Brancusi a processo

“Constantin Brancusi è un noto scultore romeno contemporaneo. Un uomo colto, ha scritto anche degli aforismi, dei quali ricordo i seguenti: “il bello è l’equità assoluta”; “Le cose non sono difficili a fare, ma il difficile è dimettersi noi in grado di farle di “; “quando non siamo più fanciulli siamo già morti”; “Le teorie sono dei campioni senza valore; è l’azione sola che conta”.

Ora, in scultura, Constantin Brancusi segue la maniera diciamo così un po’ astratta, nel senso che ama spesso lasciare appena sbozzate le sue opere. Deve anzi in ciò esagerare alquanto, se la dogana di New York gli poté intentare un processo per… importazione clandestina di metallo. Evidentemente il doganiere che fermò le sculture, considerando la niente più che dei blocchi di metallo grezzo, non conosceva la “maniera” di lui, ma forse non ignorava l’aforisma che le teorie sono campioni senza valore.

Nel clamoroso processo di Constantin Brancusi, lui riuscì peraltro vincitore; e dopo il processo la legge relativa fu modificata, inserendovi una esplicita voce che contempla come ammesse alla importazione le cosiddette forme astratte tradotte in metallo.”

Virgilio Feroci

Sul processo a Constantin Brancusi, dalla rubrica La legge la vita, curiosità giudiziarie di tutti i tempi e di tutti i paesi – di Virgilio Feroci – in Sapere, quindicinale di divulgazione di scienza, tecnica e arte applicata, luglio / dicembre 1940.

Virgilio Feroci era un noto magistrato scrittore. Pubblicò “Giustizia e grazia” nel 1934 – la prima di tre edizioni che andarono a ruba – con Ulrico Hoepli Editore. Il libro conteneva una preziosa e divertentissima raccolta di 500 motti, curiosità e aneddoti giudiziari. Il successo di questo libro “sui generis” si affermò subito, presso il grande pubblico smanioso di svago quanto tra gli uomini di legge che vi trovarono una ricca messe di acute osservazioni nonché svariati elementi di utile meditazione. Dalla presentazione d’epoca: “alla prima edizione seguì, dopo una brevissima tempo, la seconda, notevolmente accresciuta, anch’essa sollecitamente esaurita. Si pubblica adesso la terza che in confronto alla prima è addirittura raddoppiata di mole ed è suddivisa in quattro parti: storici o quasi, tipi diversi, botte e risposte all’udienza, processi e questioni strane. L’ampia cultura e la lunga esperienza giudiziaria e psicologica hanno consentito all’autore di fare richiami di ogni genere, sempre appropriati, e pervasi da un umorismo bonario e di ottima lega, che servono a porre in luce la parte di verità che è spesso in fondo di un aneddoto o di un motto, anche se storicamente non sicuro. È un libro di lettura utile e amena per tutti: un modello del genere non facilmente imitabile e nel quale la personalità dell’autore è sempre presente con le singolarissime sue caratteristiche di eleganza e di misura. Particolarità degna di essere notata sono gli indici ampi e accurate: bibliografici, dei nomi citati, per materie, quest’ultimo ingegnosissimo e perfino divertente. Con questi indici ognuno, occorrendo, ritrova istantaneamente l’aneddoto, la massima, o il motto che fa al caso suo.”

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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