Ennio Morlotti visto da Mario De Micheli e Raffaele De Grada – arte contemporanea a Milano

Ennio Morlotti

Ennio Morlotti e Bruno Cassinari a Brera

Arte contemporanea a MilanoEnnio Morlotti (che nel ’39 entra nel gruppo dei pittori di Corrente) visto da Mario De Micheli e Raffaele De Grada –  Morlotti è inquieto. Non si tratta di fare un suo ritratto umano, ma di trovare la radice dei suoi quadri, per questo dico che è inquieto perché dietro ogni tela c’è già il presupposto di un altro lavoro, perché ogni colore racconta una tensione, una storia di volontà e di assalti, perché ogni quadro vive di risentimento e di penetranti contrazioni. Ecco come Morlotti di colpo si presenta. C’è in lui una voglia estrema di spogliarsi, senza amore per se, d’ogni mansuetudine tecnica e cromatica, e di arrivare ad una costruzione ferma, totale, sollevata di forza ad un equilibrio che non è quello di una armonia graduata sullo scambio svanente dei toni, ma il potere franco di tutto il pezzo condotto integralmente alla fine senza spegnere lo scatto iniziale della visione.

Il suo quadro si muove sotto la pressione costante di questa visione. Morlotti vuole sempre qualcosa di molto preciso. Non ama i viaggi nel buio. Una visione dentro, netta, tagliata, con contorni precisi; poi Morlotti incomincia a fissare la sua prima visione sino a produrre in lei un’emozione stretta, un crollo sentimentale: così ogni colore si distende lento, duro, per non disperdere in una diffusione rapida i motivi unici. La materia si coagula in larghi strati, alta, rugosa: l’emozione resta prigioniera disperata, senza voli, senza dolcezze.

Anche i paesaggi che sembrano più sciolti, più liberi nel loro gorgo drammatico di tonalità accostate con violenza, sono il risultato di una mano senza tremiti, che cerca lo scheletro dei monti, più che una festa di amorosa comprensione.

Mario De Micheli

da Morlotti, in ” Pattuglia”, maggio-giugno 1943.
Raffaele De Grada:

Quanto felice e dotata la natura di Cassinari, altrettanto ingrata e difficile quella del Morlotti. Non è demerito che anche Cézanne, per dire di un grande, e non il solo Cézanne, stentò a vincersi e come Gustave Courbet ad affermare la gravità dell’assunto.

Di formazione scolastica e disegnativa, Morlotti adopera il colore con fatica; ma perciò appunto realizza un’aspirazione di potente intimità costruttiva, dove gli oggetti della sua visione parlano un colloquio serrato di forme conquistate alla loro eterna consistenza dall’interno, per un processo, direi, non visivo ma formativo.

La pietrosa e senza di una bottiglia o l’acido corpo di un nudo o l’aspro franare di colori violenti e pure accostati in modo sommesso di un paese hanno origine nella precisa volontà di questo pittore, che può andare molto lontano perché ha scoperto il segreto della nascita della forma nel disegno operoso e nell’impasto lungamente meditato e incontentabile. Individualità forte e sicura perché formata sulla cultura degli antichi raccolta con spirito moderno di apertura.

Raffaele De Grada

– dalla presentazione della mostra ” Cassinari – Morlotti – Treccani” del 1943 alla Galleria della Spiga

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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