Enrico Baj e Renato Guttuso: conversazioni tra due pittori

Enrico Baj e Renato Guttuso

Enrico Baj e Renato Guttuso, conversazioni tra due pittori

Enrico Baj e Renato Guttuso, Fantasia e realtà (Rizzoli, 1987). Una lunga serie di conversazioni che maturano in un libro utilissimo a chi vuol comprendere le due personalità artistiche e parte della dialettica “critica” e fondativa dell’arte del dopoguerra italiano. Un saggio che sarebbe bello vedere in ristampa e rilanciato…

Enrico Baj Renato Guttuso

Enrico Baj Renato Guttuso

– 26 luglio 1986. Verso le 11 Enrico Baj (Milano, 31 ottobre 1924 – Vergiate, 16 giugno 2003, n.d.r.) arriva da Renato Guttuso (Bagheria, 26 dicembre 1911 – Roma, 18 gennaio 1987, n.d.r.) a Velate, vicino a Varese. Guttuso è nello studio, che dipinge un’anguria spaccata in due accostata a un boccale. Enrico Baj gli dà il dattiloscritto delle loro conversazioni registrate tra l’11 e il 27 settembre dell’anno precedente … Testa a testa come se giocassero a carte, come nel quadro di Cézanne, Baj e Guttuso disegnano e continuano a seguire il filo dei loro discorsi: David e Courbet, Man Ray e Picasso…
Osserva Enrico Baj: “tu dipingi il visibile, io dipingo l’immaginario. Tu corri il rischio della copia io dell’arbitrio”. Due storie personali e culturali diverse trovano un terreno comune proprio nel rischio: quello che l’arte di oggi, con le sue mode instabili, le sue arbitrarietà, la sua superficialità, tagli il collegamento tra il pittore pubblico, renda impossibile la lettura dell’opera allo spettatore. Arte d’immaginazione o realismo, la pittura da una sola cosa non può prescindere: dal suo essere comunicazione.
Su questa base comune Enrico Baj e Guttuso si intendono perfettamente, e il dialogo può continuare…

Enrico Baj – io e te talvolta siamo stati associati, i nostri nomi sono stati accostati. Effettivamente anche se apparteniamo a generazioni differenti, anche se c’è tra noi una differenza di età che poi non è neanche enorme, abbiamo avuto degli incontri comuni.

Guttuso – beh, c’è quasi una generazione fra noi, però le cose vanno molto in fretta adesso. Io ho cominciato presto, e tu, ti sei affermato sui 25 anni anche tu, no?

Enrico Baj – un po’ più tardi, direi, sui 28-30…

Guttuso – ecco, questo costituisce già la differenza di una generazione tra noi due.

Enrico Baj – si, eppure abbiamo avuto dei punti di contatto, in lontananza, perché ci sono poi amicizie e incontri che si fanno al di fuori del tempo e anche, in un certo senso, dello spazio. Per esempio io pretendo di essere stato amico di Picabia, che non ho mai conosciuto, ma che è stato un pittore che a me ha dato molto. Non solo culturalmente, ma dato in senso proprio quasi amichevole…

Guttuso – sì, come un amico più che come un maestro del dadaismo.

Enrico Baj Renato Guttuso

artisti italiani – Enrico Baj Renato Guttuso

Enrico Baj – amico di vita, o di comportamento. Ecco, a proposito dei nostri “incontri”, ho visto con piacere che ci siamo ritrovati in tempo fa sul numero di una rivista, “Arte”, tu come pittore e io invece come critico, come annotatore, e questo mi ha ricordato quel quadro che tu una volta hai visto da me e che volevi; anzi io ho capito che col cuore volevi comprarlo, averlo, acquistarlo; era un mio rifacimento di Guernica… Soltanto che aveva l’inconveniente di essere nel formato originale, cioè largo otto metri! E tu, capivo che pensavi dentro di te: “ma dove lo caccio?” Quello di Guernica è stato un punto di incontro importante: tu ti sei interessato a Picasso ben prima di me, ma poi dopo il mio Guernica, che è ritornata una memoria di Picasso, e hai fatto molte cose… Insomma, dei punti di riferimento comuni li abbiamo avuti, anche se io ho vissuto sempre a Milano e invece la tua vita, la tua esperienza largamente si è svolta a Roma, nella capitale d’Italia che però non è stata spesso la capitale della pittura: la è stata forse prevaricata un po’ dalla politica e dal cinema, da altri interessi…

Guttuso – beh, quando mi sono trasferito a Roma, prima di andare al soggiorno milanese che è durato quasi tre anni, ero già amico di pittori, di artisti milanesi.

Enrico Baj – infatti tu a Milano sei di casa…

Guttuso – la circolazione delle idee era maggiore con gli artisti milanesi che con Mafai, per esempio, del quale sono stato molto amico; ma Roma era la Scuola Romana, il tonalismo, e Mafai faceva questa pittura raffinatissima, molto poetica… Anche il rapporto Scipione-Mafai, per esempio, dopo la morte di Scipione era stato completamente trasformato da Mafai. Perché le prime cose di Mafai sono molto passionali, e il fatto che lui aveva sposato questa pittrice ebrea lituana, che era Antonietta Raphael, e la presenza di Scipione, anche lui molto romantico, pieno di bitume, di rossi e di arancioni, contavano molto, in un primo tempo. Ma il grande Mafai, almeno per me, è il Mafai delle demolizioni, dei fiori secchi, dei piccoli nudi che sono molto belli, tutto fatto di pennellatine molto pittoriche… Ma in questo non c’è nessun ricordo di quella che era la Scuola Romana come si presentò a un certo momento quando uscì fuori Scipione con il Cardinal Decano e con la Piazza Navona, e Mafai con il Paesaggio del Pincio e L’Autoritratto, che è molto bello, fatto proprio quando stava insieme con Scipione; insomma, erano legati anche da grande amicizia. E poi c’era Mazzacurati naturalmente, che faceva un po’ da coro… Mazzacurati era un uomo che non aveva grande talento artistico, però era un suscitatore di idee, un uomo spiritoso, pieno di vitalità, e di generosità, perché era una persona molto generosa.
Poi a Roma c’era Fazzini, che aveva vinto il pensionato ed era uno dei giovani scultori italiani… E poi c’erano, non so, Tamburi, Montanarini, che erano proprio epigoni. Noi aspiravamo ad altre cose e quindi io mi trovavo molto più a mio agio con Manzù, Birolli, con uomini di questo tipo, con i quali io avevo rapporti epistolari; poi con gli amici letterati che stavano a Milano. Quindi quando io andai a Milano, a fare il sottotenente di prima nomina, trovai un ambiente nel quale vivevo molto bene (…)

(…)
Enrico Baj – dunque a Roma, in un certo senso, per certi artisti, sembra che la pittura sia un po’ l’aneddoto paesaggistico locale, tant’è che spesso diventa la pittura della trattoria romana. C’è una pittura ormai da ristorante…

Guttuso – ma guarda, io rifiuto questa separazione Milano-Roma, questa contraddizione tra Milano e Roma. In realtà chi voleva circolare circolava. Io venivo da Palermo…

Enrico Baj – però l’atmosfera era differente!

Guttuso – l’atmosfera era quella. Certo era un’atmosfera non soddisfacente. Fazzini faceva delle cose molto belle. Mi ricordo quando fece il ritratto di Ungaretti: una bellissimo ritratto, forse uno dei più bei ritratti in scultura che siano stati fatti in questo secolo; in legno, lo fece, con intarsi. Era anche bello come materia; veniva fuori una materia molto pittorica.

Enrico Baj – dopo la guerra ci sono stati dei gruppi a Roma che equivalevano a quelli di Milano, o insomma portavano un po’ di movimento, di fermento: il gruppo Origine, il gruppo Forma 1…

Guttuso – anche in questo nacque un po’ per caso, perché ci furono degli scambi con la Francia. Cioè, alcuni artisti francesi vennero ospitati da artisti italiani (uno lo ospitai io), e artisti italiani, come Turcato, e altri, andarono a Parigi. E tornarono tutti astrattisti!

Enrico Baj – Novelli, Perilli, Dorazio…

Guttuso – eh sì, non erano astrattisti quando sono partiti insomma…

Enrico Baj – cioè, non lo erano nell’immediato dopoguerra, divennero verso gli anni Cinquanta.

Guttuso – sì, magari prima; era già il ‘ 47,’ 48; anche perché questi ragazzi erano venuti su in un’atmosfera un po’ soffocante, quella del fascismo e della guerra; era un’atmosfera piuttosto tetra e cupa. Non si riusciva a conoscere niente di quel che succedeva… Si riusciva a carpire qualche notizia attraverso le poche pubblicazioni che filtravano. Qualche amico che andava a Parigi portava qualche catalogo… Insomma, l’informazione sulla cultura europea, sulla situazione dopo l’avanguardia storica, era molto frammentaria.

Enrico Baj – io infatti molti dei romani li incontrai a Parigi. Per esempio Novelli…

Guttuso – tu quando sei stato a Parigi?

Enrico Baj – cominciare ad andarci una prima volta nel ‘ 48, e poi regolarmente, diciamo, dal ‘ 56 / ‘ 57 fino circa al ‘ 68. Mi ricordo poi che ebbi una mostra, nel maggio del Sessantotto, che mi turbò, perché io esponevo alla galleria “Rive Gauche”, e questa galleria aveva delle vetrine sulla strada, proprio verso Montparnasse; fuori c’erano i famosi CRS francesi, poliziotti ben noti per la loro violenza nell’attacco, quelli che manganellavano gli studenti. Un parapiglia mai visto! Bombe lacrimogene, un inferno insomma; e io li, chiuso dentro la galleria vuota, con i miei quadri alle pareti.

Guttuso – era il ’68!
(…)
>> CONTINUA

Potete trovare il libro Enrico Baj e Renato Guttuso, Fantasia e realtà online, in qualche libreria specializzata e, per i soci dell’Assoziazione Culturale e Casa Museo Spazio Tadini, in consultazione in via Jommelli 24 a Milano.

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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