Giacomo Casanova Storia della mia fuga dai Piombi – evasioni dal carcere, Venezia

Giacomo Casanova

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Giacomo Casanova Storia della mia fuga dai Piombi. Racconto autobiografico scritto in francese da Casanova (1725-1798), pubblicato nel 1788 a Lipsia (ma presumibilmente a Praga l’anno precedente). Il suo vero titolo completo è Storia della mia fuga dalle prigioni della Repubblica di Venezia dette Piombi, in lingua originale Histoire de ma fuite des prisons de la République de Venise qu’on appelle les Plombs. Uno dei fatti più clamorosi del 1756 –  la prigionia in quella che era ritenuto un carcere di massima sicurezza è iniziata nel luglio 1755 – è quello della fuga di Giacomo Casanova e di un suo compagno, il padre Marino Balbi – frate somasco – dalla terribile prigione veneziana: memorialisti, ambasciatori e ufficiali di corte lo commentano, ammirando in vario modo l’abilità dell’avventuriero. Dopo una prefazione di tono filosofico, dove afferma la sincerità della sua vita, racconta come, per l’intrigo e soprattutto a causa degli amori di una bella vedova, egli viene imprigionato ai piombi. Lo accusano, avvalendosi delle confidenze di una spia, di pratiche di magia, e lo mettono sotto istruttoria.

Casanova

Giacomo Casanova, ritratto attribuito a Francesco Narici,

Nella tristezza della prigionia, Casanova medita di fuggire e mediante i più sottili accorgimenti riesce a mettere in esecuzione il suo progetto: in modo particolare sono descritte le giornate che, piene di tremende preoccupazioni ed elucubrazioni, preparano la clamorosa fuga sotto i tetti di piombo della segreta. Gli viene in aiuto, dapprima mediante una corrispondenza latina nascosta in libri di lettura, Marino Balbi, nobile veneziano, regolare somasco.

Alla fine calandosi con una corda fino all’acqua delle fondamenta, egli riesce col compagno a essere libero e a lasciare il suolo della patria ingrata. La narrazione di Casanova è resa con grande efficacia nell’interesse psicologico che, in un’atmosfera non lontana dall’arte, guidava Giacomo Casanova alla rievocazione della sua vita, e la giustificava come modello di sincerità in mezzo alla malsana società contemporanea. Nella più complessa e famosa Storia della mia vita – sempre di Casanova – l’autore riscrisse la storia della fuga in pochi frizzanti capitoli, ma in tali memorie il confronto di alcune parti, quale la famosa descrizione del ritrovo della “Erbaria”, a Venezia, di buon mattino, indica come lo scrittore abbia rivissuto da gaudente spregiudicato l’avventura più strana della sua esistenza.

Della Storia di Casanova, Da Ponte scrisse: in esse egli tacque assai spesso quello che avrebbe potuto e dovuto dire per dovere di storico, permettendo alla sua prolifica penna di crear molte cose di sana piantaAlfred de Musset commentò così il racconto della fuga dai Piombi: quelli che amano Benvenuto Cellini ameranno pure questo libro: entrambi fanno racconti incredibili, con la differenza che Cellini mente nei tre quarti dei casi, e Casanova mente così poco che dice male anche di se stesso.

Sempre della scrittura e dello stile di Giacomo Casanova, Stefan Zweig – scrittore, giornalista, poeta e drammaturgo austriaco – scrisse: … ecco, alla fine, un gaudente appassionato, tipico divoratore d’attimi cui il destino regala fantastiche avventure, una memoria dannata e un carattere che non conosce freni, che si mette a raccontar la propria vita grandiosa e a raccontarla senza abbellimenti morali, senza artifici poetici, senza apparato filosofico e invece con tutta obiettività, proprio com’è stata fervida, miserabile, senza scrupoli, divertente, volgare, indecente, sfacciata, libertina, ma sempre emozionante e piena d’imprevisto; a raccontarla inoltre non già per ambizione letteraria o per dogmatica millanteria o per far penitenza o per esibizionistica arrabbiata mania di confessarsi, ma senza ritegni e senza fisime, proprio come un veterano che, pipa in bocca e seduto a un tavolo di osteria, intrattenga gli ascoltatori spregiudicati narrando una quantità d’avventure grassocce e magari arrischiate. Qui a poetare non c’è uno stenterello della fantasia e dell’inventiva, ma la maestria di tutti i poeti, la vita stessa, insuperabile quanto a ricchezza di trovate e piena d’alata fantasia.

 

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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