Goethe, Proust, Montale: che pittori! – di Emilio Tadini

Emilio Tadini – I nomi più celebri della letteratura hanno spesso avuto una passione più nascosta: la pittura (o almeno il disegno). Con quali risultati? Molto diversi, ovviamente. Eccone alcuni esempi. E alcuni perché. Tadini ha collaborato a lungo con il Corriere della Sera. Per il Corriere Illustrato, nel numero 35 del 29 agosto 1981 ha scritto l’articolo:

Goethe, Proust, Montale: che pittori! – di Emilio Tadini

Dino Buzzati a illustrazione del testo di Emilio Tadini

Dino Buzzati, Il cagnone – a illustrazione dell’articolo di Emilio Tadini sul Corriere Illustrato del 1981

Si sa che la pittura fa prima parlare e poi scrivere. E’ come se star davanti a un’im­magine dipinta e non dir niente — o dire soltanto: «Che bello» —, fosse troppo poco. Anzi, è quasi come se fosse un po’ immorale. «Già, bravo, prova piacere a guardare lui! E poi?» Perché poi, naturalmente, ci vogliono le parole. Le sue brave parole che spiegano, che autorizzano, che ci danno il senso e il significato, che ci portano, per così dire, in alto. (Se ci fate caso, vedrete che ci sembra naturale associare la parola all’alto, alla testa, e l’immagine al basso, al corpo). Ma è un fatto che sulla pittura si parla fin troppo. Vengono, molto spesso, le parole, a prenderci, noi che siamo lì a guardare qualcosa, e ci portano via, altrove. Che ci faccia paura quel senso di pienezza che ci fa provare il veduto — pittura o natura che sia — il veduto in sé e per sé, senza parole aggiunte e senza istruzioni per l’uso?

Ma è anche vero, a quanto pare, che la scrittura fa disegnare. I letterati, gli scrittori disegnano, e dipingono. Qui, forse bisognerebbe distinguere. Dipingere è un conto, disegnare un altro. Ovvio, certo. Ma in questo caso è determinante. Uno scrittore che dipinge, non dipinge mentre scrive. Il dipingere esige tutto un meccanismo. Ci vuole il suo tempo, come si dice. E quel tempo (di esecuzione, dico) non può appartenere ad altro. Disegnare, per uno scrittore, è un’altra cosa. Uno scrittore può disegnare mentre scrive, nello stesso tempo, allo stesso tavolo. Smette un attimo di scrivere, e magari sullo stesso foglio traccia dei segni — figure, paesaggi, arabeschi. Può esserci un rapporto, con quello che sta scrivendo. Possono essere, quei disegni, simili a illustrazioni — abbozzi di illustrazioni, somiglianze improbabili…

Scrittura e disegno

Goethe, 1787, durante il viaggio in Italia - pubblicato con il testo di Emilio Tadini per il Corriere

Goethe, 1787, durante il viaggio in Italia – pubblicato con il testo di Emilio Tadini per il Corriere

Ma può anche non esserci alcun rapporto fra ciò che lo scrittore sta scrivendo e ciò che disegna. Può, lo scrittore, abbandonarsi a disegnare proprio solo con la mano, lasciandola andare dove vuole, senza voler significare niente, soprappensiero — o pensando ancora alle parole che stava scrivendo pochi istanti prima, o a quelle, non ancora scritte, di cui sta andando in cerca senza conoscerle. Ma potremmo anche dire: in quel momento, allo scrittore, letteralmente, gli mancano le parole. E allora lascia che la sua mano disegni. Piccoli stati di trance — messaggi indecifrabili, sulla carta, messaggi quasi indecifrabili…

Questi ultimi disegni — gli involontari — sono forse i più interessanti. Gli altri — disegni fatti in piena coscienza e determinazione (come i dipinti, di cui abbiamo parlato prima), possono essere più o meno belli, possono essere anche bellissimi, possono essere addirittura da grande pittore. (Perché è possibile essere un vero pittore e un vero scrittore contemporaneamente. Prendete per esempio quel grande poeta che era Michelangelo. Dipingeva, anche. La Sistina! Scolpiva!). Si potrebbe stabilire una rosa delle attitudini come c’è una rosa dei venti. Come: nord, nord-est… Pittore, pittore-pittore-scrittore, pittore-scrittore, scrittore. Insomma- ma, anche se l’autore è la stessa persona, pittura e scrittura possono essere attività ben separate. Due pratiche diverse, proprio due lavori distinti. (E in casi come questo penso che non sia troppo facile riuscire a mettere in luce un rapporto bello chiaro e del tutto evidente fra il prodotto letterario e quello artistico. Molte volte, credo, si dipinge ciò che non può essere detto, e si scrive ciò che non può essere figurato. Il che, fra l’altro, sarebbe un’altra dimostrazione che viviamo in una bella confusione, e avendo per le mani meccanismi complicatissimi…)

Libere associazioni diventano immagini

Pier Paolo Pasolini, Autoritratto col garofano in bocca, 1947 - pubblicato con il testo di Emilio Tadini per il Corriere

Pier Paolo Pasolini, Autoritratto col garofano in bocca, 1947 – pubblicato con il testo di Emilio Tadini per il Corriere

Ma torniamo ai disegni fatti da uno scrittore mentre scrive — in pause e sospensioni di cui magari non si accorge neanche e che comunque non ha deciso. Sono, questi, fatti sulla pagina dove si sta scrivendo, ai margini, un po’ come i segni lasciati dal pennino di un sismografo. Chi li traccia, quei segni — in nostro scrittore — è come se non li vedesse neanche. Sono come libere, liberissime associazioni che prendono corpo in immagini. Non sono illustrazioni. Non cercano di far corrispondere una figura alla parola. Sono il frutto di una produzione incontrollata, parallela alla produzione del pensiero intento alle parole scritte o da scrivere. Ecco perché credo che i disegni di questo genere siano molto ma molto interessanti. E non credo che siano interessanti per spiegare il testo scritto, per arrivare ad approfondirne il senso. Una volta scritto — e con tanta più forza quanto meglio sarà scritto — il testo metterà fuori causa qualsiasi altra lingua, qualsiasi altra espressione. Questi disegni, queste trac­ce, saranno preziosi per capire qualcosa dell’autore, del meccanismo intimo del suo lavoro. Ma forse dovremo fare uno forzo. Guardarli soltanto, quei disegni. Concentrare la nostra attenzione su quello che essi ci mostrano. Si produrrà qualcosa come un po’ di energia, probabilmente. Che è un fatto. Dovremo fare lo sforzo di non cercare ancora di parlarne. Ma è difficile no? Guardare una cosa e basta? Ma come si fa a stare zitti?

Alle volte anche in questi disegni improvvisi e «non voluti» si sentirà l’influsso del gusto grafico del tempo. Ma altre volte, lo «stile» di questi disegni si ridurrà ai minimi termini. Che parole potremmo usare? Brutalità, rozzezza, innocenza? Ed è proprio in questi disegni (guardate quelli di Kafka, di Dostoevskij) che il veduto riappare nella sua forma più semplice, più elementare a mescolarsi di prepotenza alle parole, a mettersi quasi contro le parole. Per un momento, nel mezzo astratto delle parole, si fa luce il concreto dell’immagine. Quella faccia lì, quel paesaggio lì… Abissucoli da niente, piccoli vuoti, si spalancano nella distesa congegnata del testo. Lo scrittore è intento a scrivere, non a far figure… Ma intanto, cose si mostrano.
Non ricordano, questi disegni, anche nella loro rozzezza e semplicità, i disegni, anzi, il disegnare dei bambini? Parlavo di quel senso di pienezza che ci dà a volte il puro e semplice veduto, prima che sia complicato e stravolto dalle parole. Già, questi disegni confusi ce lo ricordano, quel senso di pienezza. E’ di questo che balbettano, nell’aria rarefatta della pagina, nel vuoto dove le parole sono costrette a imperversare. Che sia, il disegnare, per gli scrittori mentre scrivono, un modo per riposarsi un momentino? Per non sentire quel frastuono delle parole? Per togliersi dalla loro instabilità? Non è, su quelle pagine, come se le parole corressero dietro a qualcosa mentre i disegni vengono verso di noi?

Emilio Tadini

Francesco Tadini, Melina Scalise e l’archivio delle opere di Emilio Tadini: alla Casa Museo Spazio Tadini

Per informazioni:  scriverci o contattarci al telefono: mail francescotadini61@gmail.com, ms@spaziotadini.it e telefono mobile +39.3662632523 – Il sito web ufficiale di Spazio Tadini è: https://spaziotadini.com/

 

Leggi anche “Cézanne: Le grandi bagnanti“, con un’accurata analisi dell’opera scritta da Emilio Tadini a questo LINK.

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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