Guido Crepax | Linus 1975 | di Emilio Tadini

Guido Crepax

Guido Crepax – tavola da Histoire d’U , pubblicata sulla rivista Linus del 1975

Guido Crepax, Linus aprile 1975, testo di Emilio Tadini L’Histoire d’U. Nel numero del decennale – di allora – di Linus non poteva mancare Guido Crepax. Ricordate quelle avventure di U che erano cominciate ad apparire in Ubu dalla breve vita? Crepax, reduce dall’avere illustrato l’Histoire d’O, ha ripreso le avventure di U: una vera e propria Histoire d’U.

Nota di Francesco Tadini: mio padre Emilio Tadini, artista e scrittore molto amico di Guido, ha pubblicato questo scritto – come decise il direttore di Linus, Oreste del Buono – a introduzione della storia a fumetti. Mi ricordo ancora le lunghe serate a casa di Guido Crepax a fare “solenni” e divertentissimi tornei con i giochi che lui aveva inventato, disegnato e riprodotto come favolosi giochi da tavolo. C’era il Giro d’Italia con i corridori… e c’era – lui lo amava molto, Il Gioco del Pugilato. Prendeva nota del risultato di tutte le partite, di tutti i tornei tra amici, come si trattasse di incontri regolarmente svolti al Madison Square Garden. E con che passione li annotava in quaderni che riponeva, alla fine della serata, nel massimo ordine di uno scaffale di libreria a ciò dedicato!…

Le storie di Guido Crepax

Linus

Linus aprile 1975 che ha pubblicato, di Guido Crepax, Histoire d’U con introduzione di Emilio Tadini

1 – Si è scritto spesso sui contenuti, sulla “morale” delle storie di Guido Crepax. Credo che si dovrebbe scrivere più spesso a proposito dei suoi disegni, di come sono fatti, voglio dire. E’ chiaro che il modo in cui quelle storie sono raccontate, con quel particolare tipo di disegno, non è un problema a parte. E’, sempre, nella pratica della forma che i contenuti agiscono con concretezza immediata. Le storie di Crepax sono quelle che sono proprio perché ci appaiono disegnate in un certo modo su una pagina. E se vogliamo capirle fino in fondo è proprio da quel disegno che dobbiamo partire. Se fossero disegnate da un altro, le stesse storie non sarebbero certo la stessa cosa. E’ una verità elementare, questa: ma credo che vada tenuta ben presente. (Troppo spesso si parla sdegnosamente, e stupidamente, di “formalismo” solo perché in realtà non si è capaci di avere a che fare con qualcosa che non sia una “pura” idea).

Il bianco e nero e il tratto di Crepax

2 – L’esclusione di ogni colore (la riduzione al contrasto del bianco e del nero) è in primo luogo il frutto di un condizionamento. In genere, riviste e giornali non pubblicano a colori le storie disegnate. Ma, trovandosi a dovere operare entro quei limiti precisi, Crepax ha elaborato un disegno in cui le possibilità del “tratto” senza sfumature si moltiplicano e si esaltano. Le figure di Crepax non sono definite da un contorno particolarmente accentuato. Quello che si impone, piuttosto, è la complicazione dei tratti che definiscono le figure, in contrasto con vaste zone bianche. E questo contrasto contribuisce a definire in modo del tutto particolare lo stile narrativo di Guido Crepax. Non è solo un contrasto tra pieghe, ombre e zone in luce. E’ un contrasto che agisce già a livello narrativo, una tortuosità della immaginazione che esclude quella limpidità che ci sembra propria del reale, o comunque ogni sintetica definizione del reale nel disegno.

La pagina disegnata come montaggio cinematografico

3 – Un elemento di grande importanza nel disegno narrativo di Guido Crepax è lo spazio, lo spazio globale della pagina. Si è parlato di montaggio cinematografico. Ma se è di montaggio che si può parlare, è piuttosto di quel montaggio che procede elasticamente e in assoluta libertà nella scrittura di un racconto. Il ritmo che ne risulta è, paradossalmente, non tanto un ritmo vi­sivo quanto un ritmo interiore, da scrittura, appunto. Ed è un ritmo molto sincopato: i particolari non servono tanto a confermare le scene di insieme quanto a contraddirle, a indicare gli elementi che introducono di colpo deviazioni quanto mai espressive. Certe volte si è portati a cercare di vedere una pagina tutta insieme, nella sua struttura generale. Ma subito dopo si cercano proprio i particolari, i riquadri più piccoli dove brevi proposizioni appena sussurrate introducono nel racconto il senso profondo della sua complicazione.

Le figure e le prospettive dal basso di Guido Crepax

4 – Le figure di Crepax (sempre nettamente preponderanti rispetto agli oggetti e agli stessi ambienti che abitano o percorrono) hanno qualcosa che sembra derivare da una iconografia intensamente manieristica. Specialmente le figure di donna. Non c’è niente di realistico in queste figure. E non c’è nemmeno la norma di una anatomia genericamente stilizzata. L’energia che altera queste figure, che le allunga, che le dispone nelle tipiche prospettive dal basso, è proprio l’energia di un racconto del tutto particolare. Sotto la spinta dell’immaginazione la realtà si svolge, viene declinata sempre più oltre, nel paradosso: si deforma nei suoi significati. E i personaggi sembrano ostentare una specie di esaltazione del proprio corpo come se questo fosse il simbolo della loro moralità o della loro immoralità, della loro voglia di libertà o del loro istinto alla sadica distruzione dell’altro.

La dimensione quotidiana dell’incubo

5 –  U è l’iniziale di uomo. E il protagonista di questa storia di Crepax è un intellettuale medio in un contesto sociale vagamente (ma non molto) avveniristico. Il protagonista è il solo essere umano che appaia nella storia, a parte i giovani contestatori. Tutti gli altri esseri con cui entra in rapporto sono bestie. E il meccanismo che regge l’invenzione e la storia non è tanto semplice. E’ anzi piuttosto ambiguo. Ma è proprio questa ambiguità a funzionare espressivamente tra disegni e parole. E’ il protagonista che immagina che tutti gli altri siano bestie, che li vede così? O è l’autore? O dobbiamo essere noi? Mentre il problema resta aperto, irrisolto, noi finiamo insensibilmente per accettare la norma di questa anormalità. Se U è un racconto inquietante, lo è proprio per questo: per l’alterazione profonda che esso introduce con sfacciata semplicità in un contesto medio, tra appartamenti, uffici, un salotto, una piazza. Certo, tutte le metafore visualizzate (moglie-cavalla, funzionario- rinoceronte, poliziotti-coccodrilli) hanno un senso molto esplicito, anche nel loro rifarsi volutamente a certi luoghi comuni. Ma il meccanismo più attivo, secondo me, consiste proprio nella riduzione elementare e tranquilla dell’incubo a dimensione quotidiana. E questo, certo, ha un significato. Le apparenze del reale vengono pervertite da Crepax. E senza trucchi o trovate iniziali che servano a giustificare (a dislocare nell’Immaginario) l’opera­zione. E questa “perversione”, sostituendo tutti i rapporti che siamo abituati a considerare stabili e determinando in chi legge un rapporto tra piacere e inquietudine dove l’evasivo e l’oggettivo si incrociano, si pone come primo e fondamentale valore espressivo. In questo come in tutti i racconti di Crepax, il senso, il significato, è già lì, tutto intero. Non solo nella enfatizzazione fantastica di certi aspetti del reale. Già in questo così naturale capovolgersi della naturalezza. In quella che ci appare come la naturalezza dell’innaturale. La “morale” è già nella “favola”, mi sembra: e ci impegna da vicino.

Emilio Tadini

Il numero di Linus è conservato – e in consultazione – in via Jommelli 24 a Milano presso la Casa Museo Spazio Tadini – vedi sito: https://spaziotadini.com/ – che ho creato insieme alla giornalista Melina Scalise con l’obiettivo di rendere pubblico e stabile l’archivio delle opere pittoriche e letterarie di mio padre. Per contattarmi: mail francescotadini61@gmail.com oppure telefono +39.3662632523 – Spazio Tadini è anche sede di eventi culturali e mostre d’arte contemporanea e di fotografia, nonché, da un anno a questa parte – precisamente dall’inizio di giugno 2017 – luogo d’elezione nel quale si incontrano periodicamente più di 2600 iscritti a PhotoMilano club fotografico milanese.

A proposito di Oreste del Buono (Poggio Elba, 8 marzo 1923 – Roma, 30 settembre 2003), che ha diretto, nell’arco della sua sterminata carriera lavorativa, la rivista di fumetti Linus quasi ininterrottamente dal 1971 al 1981 – una incredibile fucina dei grandi disegnatori italiani e internazionali – consiglio di leggere l’introduzione al numero 3 del numero della primavera 1962 di Quaderni Milanesi: rivista fondata, insieme a Oreste del Buono, da Giuseppe Ajmone, Tomaso Gillio e Domenico Porzio: http://francescotadini.it/milano-e-riviste-storiche-quaderni-milanesi/ 

Francesco Tadini

Guido Crepax

Guido Crepax, introdotto da un testo di Emilio Tadini sul numero di aprile 1975 di Linus

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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