Henri Matisse e Guillaume Apollinaire: il grande artista analizzato dal precursore del surrealismo

Henri Matisse

Henri Matisse in un testo di Apollinaire

Henri Matisse e Guillaume Apollinaire: il grande artista analizzato dal precursore del surrealismo. Nel dicembre del 1907La Phalange“, mensile d’arte e letteratura, pubblica un breve saggio di Apollinaire (1880 – 1918) sulla pittura di Matisse. Per inciso, il 1907 è anche l’anno nel quale Apollinaire pubblica il suo secondo romanzo: il  grottesco Le undicimila verghe. Due anni prima – nel 1905 – Matisse espone al Salon d’Automne di Parigi – con l’opera Finestra aperta e Donna col cappello. Insieme a  Derain, Georges Braque, Raoul Dufy e Maurice de Vlaminck vengono definiti Fauves (bestie selvagge) dal critico d’arte Louis Vauxcelles, che descrive la sala della mostra come una “cage aux fauves” (gabbia delle belve).

Guillaume Apollinaire

Guillaume Apollinaire, 1902, Cologne

“E’ con timore che io mi accingo ad iniziare un saggio su un artista in cui si fondono le più squisite qualità francesi: forza e semplicità, dolcezza e limpidezza. Non vi è rapporto fra pittura e letteratura, e riguardo a ciò mi sono sforzato di non creare confusioni. Il fatto è che, per Henri Matisse, l’espressione plastica è uno sfogo, come per il poeta l’espressione lirica.

Quando mi avvicinai a voi, Matisse, la folla vi stava guardando, e poiché rideva, voi avete sorriso. Essa vedeva una cosa mostruosa, dove era esposta una meraviglia.

Vi interrogai, e le vostre risposte mi rivelarono i principi equilibratori della vostra arte, che è frutto della ragione.

“Ho lavorato – mi diceste – per arricchire la mia intelligenza, per soddisfare le differenti esigenze del mio spirito, sforzando tutto il mio essere alla comprensione delle diverse interpretazioni dell’arte plastica date dagli antichi maestri e dai moderni. Questo lavoro, d’altronde, è stato anche materiale allo stesso tempo, perché ho cercato di comprendere le loro tecniche.”

Poi, versatomi del vino invecchiato, portato da Collioure, cominciaste a espormi le peripezie del vostro cammino irto di pericoli, alla scoperta della vostra personalità. Questo cammino parte dalla conoscenza e va verso la coscienza, cioè all’oblio completo di tutto ciò che non è in voi stesso. Quale impresa! Il tatto e il gusto sono le sole cose capaci di allontanare per sempre quello che non si deve più incontrare sul proprio cammino. L’istinto non può fare da guida; è sviato. Si va infatti alla sua ricerca.

“In seguito – continuaste – mi sono studiato, considerando anzitutto le mie opere prime. Esse ingannano raramente. Vi ritrovai un motivo costante, che credetti, a prima vista, una ripetizione che portasse monotonia nei nostri quadri. Era invece la manifestazione della mia personalità, apparsa spontaneamente, qualunque fosse lo stato d’animo per il quale era passata.”

L’istinto era stato ritrovato. Finalmente potevate sottomettere la vostra coscienza umana all’incoscienza naturale. Tutto avveniva a tempo opportuno. Mi diceste: “mi sono sforzato di sviluppare questa personalità, basandomi soprattutto sull’istinto e ritornando sovente ai principi base; mi dicevo, quando nel corso di un lavoro mi arrestavo di fronte a determinate difficoltà: “Ho dei colori, una tela e devo esprimermi con purezza, posando per esempio quattro o cinque macchie di colore, tracciando quattro o cinque linee che diano un’espressione plastica”.

Henri Matisse

Henri Matisse, 1933

Vi hanno sovente rimproverato questo tipo di espressione sommaria, mio caro Matisse, senza pensare che così voi avete portato a compimento un’impresa estremamente difficile: donare un’esistenza plastica ai vostri quadri con il concorso degli oggetti, solo per suscitare determinate sensazioni.

L’eloquenza dei vostri quadri sorge dalla combinazione dei colori e delle linee. È questo che costituisce l’arte del pittore e non, come credono certi spiriti superficiali, la semplice riproduzione dell’oggetto.

Henri Matisse amalgama i risultati delle sue ricerche e costruisce i suoi quadri mediante colori e linee che diano l’immagine della vita che egli si rappresenta, che siano logiche e formino una composizione serrata, da cui non si possa togliere né un colore né una linea senza ridurre l’insieme a un incontro rischioso di linee e di colori. Mettere ordine nel caos, ecco la creazione! E se lo scopo dell’artista è di creare, occorre anche un ordine di cui l’istinto sarà la misura.

Per chi lavora in questo modo l’influenza delle altre personalità non può nuocere. Le sue certezze sono tutte interiori. Provengono dalla sua sincerità e i dubbi che l’angosceranno diverranno la ragione dei suoi intenti.

“Non ho mai evitato l’influenza degli altri – diceva Matisse. L’avrei considerata una viltà e una mancanza di sincerità anche nei confronti di me stesso. Sono fermamente convinto che la personalità dell’artista si sviluppi e si affermi proprio per le lotte che essa deve affrontare a confronto con altre personalità. Se il combattimento le è fatale è chiaro che questa era la sua sorte.”

Di conseguenza tutti gli stili plastici: l’Egiziano ieratico, il Greco raffinato, il Cambogiano voluttuoso, la produzione dell’antico Perù, le statuette dei negri dall’Africa, proporzionate alle passioni che le hanno ispirate, possono interessare un artista ed aiutarlo a sviluppare la sua personalità. È confrontando ininterrottamente la sua arte con le altre concezioni artistiche e non soffermando più il suo interesse sulle arti affini alle arti plastiche, che Henri Matisse, la cui personalità già così ricca aveva in potenza la capacità di svilupparsi isolatamente, ha raggiunto tale grandezza e tale fierezza.

Musée Matisse

Musée Matisse, Le Cateau-Cambrésis – foto di Georges Jansoone, licenza Creative Commons

Ma, pur interessato a conoscere le capacità artistiche di tutte le razze umane, Henri Matisse resta principalmente devoto alla bellezza dell’Europa.

Come Europei, il nostro patrimonio va dai giardini lambiti dal Mediterraneo ai tormentati mari del Nord. Là noi troviamo l’ispirazione di cui abbiamo bisogno e le bellezze delle altre parti del mondo possono tutt’al più servire da corollario. Così Henri Matisse soprattutto preso in considerazione Giotto, Piero della Francesca, i primitivi Senesi, Duccio, meno potente nel volume, ma più nello spirito. In seguito ha meditato su Rembrandt. Posto a una svolta nella pittura, ha guardato in se stesso per riconoscere la strada che seguiva con piena fiducia il suo istinto trionfatore.

Non siamo in presenza di un tentativo estremista; la caratteristica fondamentale dell’arte di Matisse è di essere razionale. Questa razionalità, sia pure volta a volta appassionata o tenera, si esprime con tale purezza, che ognuno può comprenderla. La coscienza del pittore è il risultato della sua conoscenza delle altre coscienze artistiche. Egli deve l’innovazione plastica al suo istinto o meglio alla conoscenza di se stesso. Quando noi parliamo di natura, non dobbiamo dimenticare che ne facciamo parte e che dobbiamo fare uno studio introspettivo di noi stessi con la medesima curiosità e sincerità con cui studiamo un albero, un cielo o un’idea. Poiché vi è un rapporto tra noi e il resto dell’universo, possiamo scoprirlo e poi non cercare più di superarlo.”

Guillaume Apollinaire

su Henri Matisse

Da Guillaume Apollinaire, Henri Matisse in “La Phalange”, rivista francese mensile (uscita dal 1906 al 1914) di letteratura e arte – numero di dicembre del 1907.

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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