Milano e riviste storiche: Quaderni Milanesi

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Milano e riviste storiche: Quaderni Milanesi – in consultazione alla Casa Museo Spazio Tadini

In consultazione a Spazio TadiniMilano e le riviste storiche: Quaderni Milanesi. Di questa indimenticabile rivista fondata da Oreste del Buono, Giuseppe Ajmone,  Tomaso Gillio e Domenico Porzio, pubblichiamo l’introduzione al numero 3 della primavera del 1962. Il testo è firmato da Oreste del Buono e si intitola Una cultura non euclidea.

Questo numero è dedicato alla discussione di due pro­blemi nevralgici per la cultura contemporanea : le stra­de che si aprono al romanzo nella nostra epoca e le que­stioni teoriche che si trovano a discutere oggi gli studio­si di fisica, in seguito ai risultati delle loro indagini sulla materia. Ci sembrano due problemi connessi.

L’arte, le avanguardie e le geometrie non euclidee

Il nostro secolo ha sviluppato in tutti i rami dell’attività umana un modo nuovo di affrontare la realtà, ha portato alle loro conseguenze metodi d’indagine che cominciarono a essere adottati un centinaio d’anni fa, ha dato cittadinanza nel pensiero contemporaneo alla teoria della relatività che i matematici della metà dell’8oo intravidero e delinearono, ha posto la ragione dialettica al centro di tutta una interpretazione dei fenomeni storici, ha assegnato all’ordine logico degli studi una delle più grandi rivoluzioni del pensiero umano, cioè l’ipotesi che possano esistere geometrie non euclidee altrettanto valide, scientificamente, della geometria sistemata da Eu­clide.

Nel campo dell’arte il fenomeno dei movimenti di avanguardia ha rappresentato il riflesso di questa svolta avvenuta nella mentalità umana. Oggi noi ci troviamo a un punto cruciale del tumultuoso sviluppo avutosi fi­nora. I territori aperti all’esplorazione dall’infrangersi delle frontiere tradizionali sono stati percorsi quasi in ogni senso ed ora, dopo tanti anni di ricerca, sembra ve­nuto il momento di tirare le somme. Sappiamo tutti di esserci accontentati, finora, di soluzioni provvisorie. Sappiamo di esserci adattati a rimandare ogni vera sistema­zione, anzi a fingere di disprezzare le sistemazioni in no­me di una realtà in perenne movimento. Solo a questo patto era possibile andare avanti, creare il nuovo spirito del secolo. Ma l’avventura non può restare sempre avventura: ora ci rendiamo conto di essere alla ricerca di punti fermi. Perciò ci sembra oltremodo interessante il dibattito scientifico che pubblichiamo : dibattito sui problemi aperti al pensiero contemporaneo dalle recenti esperienze della fisica atomica.

L’esplorazione dell’atomo: lo spirito del secolo, Milano e il mondo della cultura

Per tutto il nostro secolo l’uomo si è avventurato nell’esplorazione dell’atomo, ne ha individuato le particelle, le reazioni, le caratteristiche ed alla fine di tutto questo sforzo scientifico sente che le cose stesse gli avanzano la domanda di sempre sulla materia e sul mondo in cui viviamo. Tutti gli interrogativi nati nella mente dei primi uomini che cominciarono a filosofare, si ripropongono in termini nuovi, sulla base delle nuove esperienze.

L’uomo sta tentando di trovare una soluzione allo spirito del secolo, al mondo in cui è venuto a vivere. Il tentativo che sta operando il romanzo è analogo a quello che sta effettuando la scienza. Anch’esso tira le somme delle esperienze di un secolo. A metà dell’8oo in Russia, mentre Lobacevskij creava la prima geometria non euclidea, Dostoevskij dava al ro­manzo una struttura nuova, una struttura anch’essa anti-tradizionalista, potremmo chiamarla non euclidea.

Da allora le esperienze si sono accumulate, filoni nuovi sono venuti a confluire nel fondamentale filone non euclideo, Proust e Joyce, Kafka e Faulkner, il nostro Lowry stesso, hanno dato un’impronta ancor più precisa al romanzo del nostro secolo, noi oggi siamo in grado di definire le strutture precise di un mondo che alle vecchie menti tradizionalistiche era apparso, e continua ad apparire, privo di strutture, irrazionale. Conquistare la coscienza di esserci inseriti in quest’enorme processo di pensiero è il solo modo di vivere davvero il reale spirito del nostro secolo. È un compito particolarmente difficile in Italia ove il mondo letterario è rimasto legato alle sue esperienze provinciali, spesso paesane, folcloristiche, e l’abilità più ammirata è quella di creare bozzetti violenti.

Siamo ri­masti lontani dalla volontà scientifica che ha informato la vera cultura di oggi, a partire dalla stessa avanguardia che noi abbiamo accettato non per la sua vera natura ma nei suoi aspetti esteriori, di moda. Ma per fortuna non siamo soltanto il paese che ha dato al ‘900 le fan­faronate di D’Annunzio. Alla cultura del nostro tempo abbiamo dato qualcosa di più, la genialità teatrale di Pirandello, e questo ci ha servito, in una certa misura, a non farci trovare del tutto sprovveduti di fronte alle dimensioni nuove acquistate dall’uomo. Sappiamo come sia facile in una polemica far dire a qualcuno quello che non ha minimamente pensato di poter dire mai. Quindi, non sarà male precisare che, quando parliamo del romanzo di oggi, non facciamo mai questione di tecniche.

Noi ci riferiamo semplicemente a un romanzo che abbia una sua ragione di vita oggi : nel nostro romanzo ideale le tecniche non esistono, ogni tecnica si dissolve nel conseguimento del risultato. Proprio per questo il presente fascicolo di Quaderni milanesi – rivista che pubblicava, sempre nel 1962 a Milano  il primo capitolo del romanzo che Emilio Tadini stava scrivendo: Le armi l’amore, n.d.r. – è aperto da due dialoghi sul romanzo con due scrittori che contano non da ora nella nostra letteratura: Romano Bilenchi il cui Conservatorio di Santa Teresa ha costituito insieme con Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini la miracolosa primavera della nuova narrativa italiana sull’orlo della guerra, e Vasco Pratolini, che con Una storia italiana ha lottato dopo la guerra per dare alla narrativa italiana una dimensione corale. Le loro risposte così sincere, sentite, appassiona­te, le loro ritorsioni violente, i loro vitali contrasti ci paiono illuminanti. A qualche valida conclusione critica si può arrivare solo attraverso la discussione, il raffronto dei dati e delle speranze in possesso dell’uno o dell’altro di noi.

 

Alla Casa Museo Spazio Tadini, in via Niccolò Jommelli 24 a Milano – l’associazione fondata da Francesco Tadini e Melina Scalise è consultabile l’intera biblioteca del pittore e scrittore Emilio Tadini.

Lettura consigliata: Il ‘900 di Emilio Tadini > vai all’articolo

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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