Milano, la cronaca, l’inaugurazione della mostra, la morte dell’artista concettuale

Milano piazza Duomo

Milano piazza Duomo – è a Milano che si ambientano tutti i romanzi di Tadini

Cronaca di Milano, l’inaugurazione della mostra, l‘assassinio dell’artista concettuale da L’Opera di Emilio Tadini... (> Leggi anche le altri parti del romanzo di Tadini del 1980, Einaudi). – Capitolo 5. Che notti, si facevano! Noi, i cronisti, sbadigliando senza speranza, in attesa (ci montavamo) di assassini, di stragi, di massacri… Che si facesse viva, la sotto-storia, la nostra! Un bell’incidentone ferroviario, ma alle porte di Milano, a Rogoredo, alla Bovisa, non a casa del diavolo, e con la nebbia e tutto, con tutti i treni del mondo, stracarichi, sparati tutti insieme all’incrocio degli incroci! E un titolo a piena pagina: Vlam! Soltanto! In esclusiva!

Figurarsi! Se andava bene, il poveraccio dietro il cespuglio, dalle parti del parco Lambro, che prima di fotografarlo bisognava tirargli su i calzoni, al gay, sul pallido, o le vedove, all’obitorio, che guardavano verso l’obiettivo, o il pensionato in pigiama, lungo tirato, con il latte sul gas aperto e spento…

Orbitava, nel vuoto, il tre piani: e ogni cosa, dentro, da un piano all’altro, orbitava. Stanchi, male eccitati… E loro, uno specchio, i nuovi arrivati, tale e quale! Ci vedevamo. Vedevamo noi stessi irrigidirci al tavolo, trascinare i piedi nelle pantofolone su e giù per i corridoi vuoti, e poi, fermi, tendere orecchie deformi a un tale silenzio… Ehi, non succede più niente, là fuori?


6.

Ce l’avete, l’Omero (quasi) cieco. Io, voglio dire. Il vostro cronista. Il cronico, mi chiamano i colleghi. “Ancora uno sforzo!” dicono. Di Campi Elisi, mi parlano, di pensione e malattia, di cani lupo sapientissimi. Il corrispondente della notte, anche, mi chiamano. Certo, sono talmente miope… Ma non proprio cieco come dicono. Poco, pochissimo, certo – ma insomma qualcosa riesco a vederla, attraverso le mie lenti spesse un dito, attraverso i terribili vetri. “Perché non scrivi in braille?” E: “buona, questa!” E ridacchiano per ore. Ma qualcosa la vedo.

Ecco, vedo loro, per esempio. Ma che cosa ridono? Ce n’è uno che pronuncia “Fogàzzaro”, il coglione! “Hanno fatto una rapina in via Fogàzzaro”! Scrivono cose… “Il turpe individuo”, scrivono, “la squallida vicenda”, “le suorine”; scrivono: “contattato”… E le orrende contorsioni impacciatissime pur di non ripetere (dodecafonia pura!) Una parola – e “lo stesso”, “la stessa”, “il manufatto”… Vi vedo, ombre volgari.

Ma vero è che eravamo sulla stessa barca, sulla stessa zattera (stessa dieta) – accenti giusti o sbagliati, scritture varie, mostri mica mostri… A guardarci nel mezzo buio. A bere il sedicesimo caffè.

Milano Museo del Novecento

Milano Museo del Novecento – foto di Francesco Tadini

7.

Sono poche, come quelle delle fiabe, le situazioni in cronaca. Sette o otto cose, si raccontano. Il catalogo è questo. Sì, potevo togliermi gli occhiali (scrivi di ciò che vedi!), e raccontare di certi ectoplasmi, di anime in panne che fluttuavano da un piano all’altro (senza passare per le scale, loro: sospese!), e le morsicatine al rallentatore, le piccole invocazioni… Ma non valevano quattro righe, in cronaca. No, non c’era molto, di nuovo, da raccontare. Poco che già non si sapesse, dico. Anche se in fondo sono proprio le storie più conosciute, le più richieste. Che bellezza, sentirle ripetere per la millesima volta! Il Gran Già Noto è l’Eldorado, si sa. Ci si compiace, ci si sente a casa, tra foreste sverginate… L’avevo detto, io! (Che sia l’eterno ritorno?)

Per quelle amate cose sempre uguali io mi facevo la notte, dietro i miei oblò, vicino al telefono. Voci piene di sonno sarebbero arrivate, prima o poi, da commissariati e ospedali, da anticamere – a sbrodolare orrori, in un tale disordine eterno… La cronaca è nera. D’oro e di porpora, la storia – no? – E la va dritta al suo scopo… La cronaca, invece, non sa mai da che parte andare, e gira un po’ in tondo, perché non ce la, il thelos, la cronaca, il suo bravo disegno…


8.

“Fatti subito vivo. Assassinio di prima. Stecchito il tuo artista personale”. Questo era il gergo – e così diceva il biglietto. L’avevo visto appena entrato in cronaca, infilato nel disco del telefono sul mio tavolo.

Così, c’ero dentro, per una volta. Insomma, lo conoscevo, il morto. Gli avevo fatto l’intervista il mese prima. (Chiamare l’archivio per le foto). L’avevo anche rivisto, avevamo cenato insieme. Era piuttosto… Ahi, com’era? Morto e basta? Negato, io, per i caratteri, la sintesi, il ritratto in due parole. Tendevo a dimenticare, a complicare. Ma vediamo… In Italia da un anno. Veniva da Varsavia. Avanguardia spinta. Niente tele e colori, voglio dire. Certe cose… Fotografie, piccoli collages elementari e incomprensibili… E poi quella specie di teatro, quelle scene, quei simboli – quel teatro sintetico, immobile, tra il maestoso e il domestico… Un po’ sul concettuale, ma non proprio ortodosso, mi sembrava. “Non crede che sarebbe il caso di inventare la pillola anti-concettuale?” gli avevo chiesto, da bravo cronista spiritoso quale bisogna raramente essere. E lui mi aveva risposto: “Mica male, come battuta. La metto!” Ma me l’avevano tagliata. “Non siamo un trimestrale di cultura”.

Comunque, un fatto grosso, non c’era dubbio. Noto artista, straniero, il giorno della sua mostra… Perché avevano inaugurato la sua mostra proprio il giorno prima.

Museo del Novecento Milano

Museo del Novecento Milano – foto di Francesco Tadini

9.

Postuma o no, era stata un’inaugurazione fantastica. Certo, gli articoli sulle riviste tedesche, le mostre – le vendite – in Germania, il posto nell’elenco dei cento pittori più importanti del mondo, e primo tra gli europei… Tutti, c’erano, del giro. (Era il momento delle mostre d’arte – dopo quello delle presentazioni dei libri e prima del teatro d’avanguardia. Ma il vantaggio delle mostre è che erano, in fondo, un lungo entre-acte). Chi non lo conosceva, il genio, sperava di poterlo conoscere, e chi lo conosceva doveva pur farlo vedere. Una inaugurazione da vergognarsi a mancarla. Febbricitanti, ci si trascinavano – certe facce… Un momentino solo! L’assenza era una morte provvisoria.

Che colpo d’occhio! Che spettacolo! Eccolo, il coro dei masticatori! Spalla a spalla, in proscenio, ben folti… Occhieggiavano, davanti al tavolo con la pizza e il vino, ostinati e in subbuglio, gorgogliavano. Il cibo gratis – niente, anche solo una nocciolina – cura, è garantito, l’astenia, e stimola, rimescola il sacro fondo primitivo nel civilizzato. Avidità salutari si levano feroci dal letargo, cacciano fuori i cari vecchi unghioni, si scatenano. Esplodevano, al tavolo, brandelli di pizza, goccioloni. E che razza di denti, a fulminare!

“Non ti do la mano…” Unta, la mano: stringeva la pizza come se dovesse impedirle di scappare.

“E il festeggiato? Come mai non si vede?”

“È un po’ che non ti vedo…”

“Lavoro”.

“… Che non ti sento…”

“E come va il lavoro? Il lavoro tuo, dico, non il giornale?”

E chi fa altro?

“Sei stato a New York, per la mostra?”

(Come no? “Direttore, devo andare a New York per una mostra!”)

“A Montfort-l’Amaury, ci sei stato?”

“Lavori?”

E poi: “Io” “Io” “Io”…

“Io lavoro molto. Sto preparando…”

“A Roma…”

Veniva il panettiere, la teglia tenuta in alto a braccio teso. Saltavano atleti, cavallette. La mano già in posa, artigliata. Arrivavano al tavolo teglie con avanzi di pizze mezzo stracciate.

“Hai visto? Ti ho citato”.

Saluti con la mano protesa aperta e chiusa, con mugolii a bocca piena. Crepitavano, sotto le suole, i bicchieri di plastica.

(…) > CONTINUA >

I romanzi di Tadini, e tra questi “L’Opera” – pubblicato da Einaudi nel 1980 – sono in consultazione e prestito – per i soci di Spazio Tadini – nella biblioteca dell’Associazione di via Jommelli 24. Francesco Tadini e Melina Scalise saranno felici di ospitarvi – offrendovi un rinfresco, oltre alla biblioteca e alle mostre in corso – presso le sale della tipografia storica (ex tipografia Marucelli). Leggi online anche la blogzine Milano Arte Expo, realizzato dalla Casa Museo Spazio Tadini e dai suoi collaboratori.

Per contatti, mail e telefono di Francesco Tadini: francescotadini61@gmail.com , mob. +39.3662632523

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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