Mostre Milano Palazzo Reale: Bepi Romagnoni, Sala della Cariatidi, 1972

mostre Milano Palazzo Reale

mostre Milano – Bepi Romagnoni a Palazzo Reale nel 1972, dettaglio dall’opera Villasimius, collage e tempera, 1964

Mostre Milano Palazzo Reale: Bepi Romagnoni, Sala della Cariatidi. L’artista (Milano, 1930 – Villasimius, 1964) – uno dei più rilevanti del dopoguerra milanese e esponente di spicco della corrente artistica del Realismo Esistenziale – scompare nel ’64. Il Comune di Milano decide di dedicargli un’esposizione antologica a Palazzo Reale nel 1972. Il testo di Romagnoni, compreso nel catalogo della mostra, si intitola “Appunti 1960“.

Bepi Romagnoni

Bepi Romagnoni, Strano Amore, 1964

“Il nostro desiderio di unità non deve sopraffare la complessità e contraddittorietà del reale; credo che l’unificazione debba essere l’ultima operazione di tutta una serie di contatti ed interrogazioni con le cose: ad un certo punto del lavoro ci si dovrebbe accorgere che anche l’unità entra a far parte dell’organismo; non come concetto che ha presieduto come conseguenza (direi forse neanche necessaria per quello che ne sappiamo, forse meramente accidentale).
Ciò significa che l’avvicinamento alla realtà viene condotto senza una traccia; dopo si possono intravedere le linee di direzione che si sono non seguite, ma formulate. Si dovrebbe arrivare a costituire un organismo respirante e pulsante in una serie di connessioni i cui significati siano continuamente precisati e spostati nello stesso momento; siano cioè differenziati, ma mobili perché possano modificarsi.
Questo organismo non è la somma di vari elementi, ma la risultante di accadimenti; è qualcosa di spinto ad accadere.
Bisogna quindi che le cose nel quadro siano mosse dalla narrazione; paradossalmente si potrebbe leggere il quadro cominciando da una parte e finendo dall’altra; vi sono perciò dei percorsi obbligati dove si arriva ai momenti in cui l’episodio si modifica assumendo magari l’opposto significato.
Un uomo entra in una stanza: subito gli si affollano intorno oggetti, se ne impossessa, li trasporta fuori; tutto avviene come un cambiamento di stagione con passaggi graduali. Un oggetto cade ed è come una improvvisa tempesta. Un uomo ascolta le pulsazioni del proprio cuore, avverte il circolare del sangue, sente il dilatarsi dei polmoni: è seduta in un prato, ma subito dopo può essere preso e torturato crudelmente.

Egli avverte la precarietà del suo benessere, delle sue pulsazioni ragionevoli: in un attimo il cuore può impazzire. Il precario si identifica con la mutevolezza dello spazio che non è dato prima che avvenga il fatto, ma si costituisce nel fatto, basta un piccolo spostamento che cambia dimensioni e significato.

Bepi Romagnoni

Bepi Romagnoni, Gioco di prestigio, 1964 – alla mostra a Palazzo Reale di Milano nel 1972

Perché questo? Perché non si dà spazio come entità astratta spazio come vuoto o come pieno: una scelta di questo tipo equivale ad una mutilazione del reale. È una matrice talmente complessa e vivente che dà consistenza ad ogni cosa; viene richiamato continuamente in causa perché è esso stesso cosa e fatto.
Si potrà vedere quanto è conseguente ad alcuni elementi per quanto è reattivo: non esistono mai due elementi uguali, ma neanche diversi al punto da non potersi riconoscere tra di loro; al punto di dovere qualcosa sempre a qualcosa di altro, di legare a fili molteplici una trama che fa tutti complici.
Opporre la violenza dell’immagine alla tranquilla contemplazione, ma anche azzardare sottili scandagli, vedere l’interno del personaggio incarnare determinate caratteristiche umane, legato da molteplici fili alla nostra intima (cattiva, irrequieta, contraddittoria, politica) umanità.
La pietà è cancellata, la vittima non chiede compassione, un uomo che mangia può diventare pura funzione fisiologica, abolire ogni anteriore segno di civiltà; le armi nere escono dagli uccisori come arti esemplarmente funzionali, fanno la terra bruciata e rosse ferite che non rimargineranno mai.
In quest’uomo si moltiplicano le zone oscure e tortuose del cervello, la sua alterigia medievale lo chiude come una armatura e quando la sua penetrante e cavillosa intelligenza maschera di rigoroso dogmatismo gli antichi privilegi, allora si confonde la sua somatologia e si moltiplicano le difficoltà di rintracciare la rete della sua natura umana e anche l’apparenza di qualsiasi somiglianza.
Allora denti taglienti possono straziare e cambiarsi in sorrisi da cerimonia, gli occhi guardare con singolare mobilità da ogni parte; con quale sforzo si riesce a nascondersi o resistere alle loro occhiate compromettenti, fabbricare una nuova freschezza, tentare passi dove la terra è pulita.
Ma sempre teniamo alle spalle la loro dominatrice presenza e ci accorgiamo che è la nostra stessa inettitudine e viltà, la mediocre malinconia dei pensieri, la presunzione dei gesti, l’avidità, lo schiavismo; ma anche la consapevolezza l’oggettivazione delle paure e delle violenze, un modo per staccarci le parti cancerose o finite, dividere le responsabilità.
È più di una lotta fratricida perché prima si consuma dentro di noi; prima rivolgiamo le armi contro la nostra integrità e il richiamo le contraddizioni; né abbiamo certezza di come finirà (ma questa non è una domanda).
Così le donne che abbiamo care diventano femmine il cui corpo non resiste alla nostra venerazione.” Bepi Romagnoni

 

dalla monografia per la

mostra a Palazzo Reale di Milano

Bepi Romagnoni

 

Sala delle Cariatidi, 1972

Bepi Romagnoni, artista milanese dell’ultima generazione, è immaturamente scomparso nel 1964. Questa mostra comprende dipinti e disegni dell’intero periodo d’attività dell’artista e vuole essere testimone della coerenza e dell’impegno con cui Bepi Romagnoni ha condotto il proprio discorso pittorico.

Pensiamo ad aver reso così un giusto e doveroso omaggio a un artista che, specie per i collages dell’ultimo periodo, rappresenta un momento significativo della pittura italiana del nostro tempo.

Un ringraziamento al pittore Mino Ceretti per il determinante contributo alla realizzazione della mostra a Palazzo Reale.

Paolo Pillitteri, assessore alla Ripartizione iniziative culturali del Comune di Milano

Il catalogo / monografia della mostra a Milano presso Palazzo Reale dedicata a Bepi Romagnoni nel 1072 è disponibile– per i soci di Spazio Tadini – nel settore biblioteca dell’Associazione di via Jommelli 24. Francesco Tadini e Melina Scalise saranno felici di ospitarvi – offrendovi un rinfresco, oltre alla biblioteca e alle mostre in corso – presso le grandi sale dell’ex tipografia storica. Leggi anche il blog / magazine Milano Arte Expo, continuamente aggiornato online dalla Casa Museo Spazio Tadini e dai suoi collaboratori.

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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