Mostre Roma gennaio 1946: Ottone Rosai, Mario Mafai, Renato Guttuso, De Pisis

mostre Roma

mostre Roma gennaio 1946, dalla rivista mensile d’arte e di cultura Emporium

Mostre a Roma gennaio 1946: Ottone Rosai, Mario Mafai, Renato Guttuso… Artisti fiorentini alla Galleria San Marco: la terza mostra dell‘Art Club, alla Galleria San Marco, era dedicata ad un gruppo di pittori e scultori fiorentini, invitati dalla nuova Associazione, secondo un preciso programma di ripresa di contatti culturali con tutte le regioni italiane. Intorno alle opere di Rosai, che si è rivelato in una fase di interessante rinnovamento della sua conseguente e severa evoluzione, esponevano i pittori Marcucci, che ha ancora approfondito il suo così spontaneo e personale linguaggio, Peyron e Capocchini, che mantengono le loro posizioni ed un gruppo di giovani e meno giovani, in qualche caso di non mediocre interesse; e gli scultori Venturi, messosi in luce recentemente in una mostra a Firenze, Tintori, De Angelis, Larvera.

Nel saluto rivolto agli artisti fiorentini Virgilio Guzzi così scrive di Rosai: “Rosai è il pittore più originale della moderna Toscana. Egli è partito sì dagli esempi di un Ardengo Soffici  e di un Carlo Carrà; ha in qualche modo vissuto l’esperienza cézanniana: ma poi – e ben presto – s’è fatto un suo linguaggio, ci ha parlato con le corrusche parole di un fiorentino che la pittura ha nel sangue ed ha qualche cosa da dire. Quel suo antico chiaroscuro e quella sua ingenua e patetica semplificazione di forme; quel suo certo “primitivismo” e quel suo calore popolano di affetti; quella sua virtù di racconto e quella eleganza rara di accordi cromatici dove così spesso campeggiano il viola azzurro e l’oro: le virtù del pittore Rosai non hanno bisogno di essere ricordate a quanti in questi ultimi anni si son preso l’impegno di star dietro ai fatti dell’arte contemporanea. Certo nessuno ha, come lui, saputo ricercare l’aneddoto senza mai scivolarvi dentro; anzi, le sue composizioni sono riportate ad una nudità ed essenzialità, ad una, diremo, cubicità di discendenza giottesca e masaccesca e non gridino ora gli sciocchi allo scandalo intendendo che abbiamo voluto equiparare il Rosai a quei due patriarchi – le quali sono niente altro che i termini figurativi d’una scabra e scarna visione morale”.

Altre mostre

Nel campo della pubblicità e della tecnica esposizionistica e di propaganda la Svizzera ha raggiunto un alto livello (e basterà ricordare le risoluzioni di importanza europea di Max Bill). Di vivo interesse quindi è stata la mostra di Cartelloni svizzeri alla Galleria di Roma, opere, in quasi tutti i casi, di un gusto avveduto, di una espressività marcata, di una modernità viva e vitale. Di massima evidenza per l’originalità dell’invenzione erano i cartelloni di Kuhn, alcuni manifesti di Ernis, Leupin, Barth e il Cappello di paglia di Carigiet, che ha portato nell’arte del manifesto una sua caratteristica nota fiabesca. Di evocazione intensamente surrealistica sono taluni cartelloni di Hans Ernis. La mostra, prima manifestazione d’arte che ci giunge dalla Svizzera dopo la guerra, è stata ordinata con intelligente chiarezza espositiva dall’architetto U. Blattler.

I pittori Antonio Vangelli e Stanislao Lepri hanno tenuto una mostra delle opere più recenti nelle sale della galleria La finestra. Vangelli conferma, nella nervosa, personale grafia, nella densità di una bella materia pittorica espressionisticamente abbandonata ad una spontanea dinamica interiore, quanto di lui ebbe a dire qualche anno fa Antonio Del Guercio, mettendo in rilievo i fondati documenti “d’una sua accertata e sofferta vocazione e d’una originale elaborazione formale delle sue possibilità espressive”: e cioè che il Vangelli è oggi qualche cosa più di una promessa. Portato a tutt’altri problemi è il pittore Stanislao Lepri che esprime un mondo poetico di razionalistica chiarezza, secondo una matematica armonia di colori e di rapporti e, insieme, di surrealistica trasposizione fantastica.

La Prima Mostra del ritratto contemporaneo, allestita alla galleria La prora, ha presentato pezzi di notevole impegno di un gruppo di pittori e scultori romani, dal noto Autoritratto, del 1941, di Mafai, agli studi di figura di Guttuso, di Omiccioli, di Natili, e degli scultori Mirko, Franchina e Mazzullo.

Alla Galleria San Bernardo (che ha annunciato una esposizione di disegni di Matisse, Degas, Manet, Braque, Modigliani, Picasso), insieme con dipinti di Linda Buonaiuti, Eliano Fantuzzi, Gino Gabrieli, Armiro Jaria, sono stati presentati alcuni recenti pezzi di Giuseppe Mazzullo, un giovane scultore siciliano, in cui si avvertono indicazioni non prive di interesse. Nella breve introduzione al catalogo, Libero Bogiaretti così ne esamina il carattere e ne precisa le ascendenze: “Le sue donne sono grandi, carnose senza ridondanza, maestose senza avvenenza: infine non sono donne, ma madri. Vedi nei loro ventri un po’ tesi e nei seni bassi propriamente una carnalità materna, lontana dalla sensualità. Se hanno una qualche parentela con creature dell’arte contemporanea, forse è soltanto con le donne nude e dolenti, ritte dinanzi a una sedia di Cantatore. Si tratta di una parentela extra-artistica, naturalmente, non descritta dallo stile; bensì un legame che nasce da una pari inclinazione pietosa e umana dei due artisti”.

Alla Galleria dello Zodiaco, De Pisis ha esposto in una sua mostra personale, accanto ad opere recenti, di un acuto e scaltrito sintetismo di pennellata, come la Chiesa della Salute, San Raffaele e varie nature morte, alcuni pezzi, di una più raccolta e sobria costruttività, dipinti parecchi anni fa e per più aspetti interessanti, dal Ritratto, alla Natura morta del 1924.

Dello stesso De Pisis un notevole gruppo di opere sono state presentate dalla Galleria La Margherita (disegni e olii, particolarmente nudi), insieme con quelle di un giovane scultore fiorentino, Nello Bini, che nella castigata aspirazione formale si riallaccia alla tradizione della sua terra.
s. t.

Fonti e documenti per lo studio dell’arte contemporanea. Milano, dopoguerra. Dalla rivista mensile d’arte e di cultura Emporium, numero del gennaio 1946. Fondata nel 1895, la rivista Emporium ha continuato a pubblicare fino al 1964: un vero faro per le ricerche storiografiche e bibliografiche sull’arte italiana.

Potete sfogliare in formato immagine la rivista al seguente > LINK

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *