Neoimpressionismo nella storia dell’arte: Paul Signac e i colori puri

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neoimpressionismo, Paul Signac e i colori puri – dettaglio dall’opera di Paul Signac, I Gazometri a Clichy (1886)

Neoimpressionismo nella storia dell’arte: Paul Signac e i colori puri. Il neoimpressionisti, come gli impressionisti, hanno sulla tavolozza solamente colori puri. Essi rifiutano in modo totale qualsiasi mescolanza (sulla tavolozza), tranne, beninteso, quella di colori contigui sul cerchio cromatico. Questi ultimi, sfumati tra loro e resi più chiari dall’aggiunta di bianco, contribuiranno a rendere la varietà delle tinte dello spettro solare e tutti i loro toni. I soli elementi di cui dispongono sono, con il bianco, l’arancio mescolato con del giallo e del rosso, il violetto sfumato nel rosso e nel blu, il verde che passa dal blu al giallo. Con la mescolanza ottica di questi pochi colori puri, e le variazioni delle loro proporzioni, essi contengono una quantità infinita di tinte, dalle più intense fino a quelle più grigie.

Paul Signac

Paul Signac, Golfe Juan, c. 1896, Worcester Art Museum

Non solo bandiscono dalla tavolozza qualsiasi mescolanza di tinte smorzate, ma evitano perfino di macchiare la purezza dei colori con l’avvicinare elementi contrari sul loro supporto. Ogni pennellata, presa pura sulla tavolozza, rimane pura sulla tela.

Così, come se usassero dei colori preparati con polveri più brillanti e materie più ricche, essi possono aspirare a superare in luminosità e colorazione gli impressionisti, i quali invece offuscano e smorzano i colori puri della tavolozza semplificata.

Non è sufficiente che la tecnica della “divisione” assicuri il massimo di luminosità e colorazione con la mescolanza ottica di elementi puri: essa garantisce l’armonia integrale dell’opera con il dosaggio e l’equilibrio di questi elementi, secondo le regole del contrasto, della degradazione e dell’irradiazione.

Tali regole, osservate solo a volte e in modo istintivo dagli impressionisti, vengono applicate sempre e rigorosamente dai neoimpressionisti. È un metodo preciso e scientifico, che non invalida la loro sensazione, ma la guida e la protegge.

Sembra che la prima preoccupazione di un pittore davanti alla tela bianca sia quella di decidere quali curve e quali arabeschi daranno rilievo alla superficie, quali tinte e quali toni la ricopriranno. Preoccupazione davvero rara in un’epoca in cui la maggior parte delle tele non sono altro che delle fotografie istantanee o delle illustrazioni vane.

Paul Signac

Paul_Signac, Le port de Saint-Tropez (1899), Saint-Tropez, Musée de l’Annonciade

Sarebbe puerile rimproverare agli impressionisti di avere trascurato tali preoccupazioni, poiché era loro intenzione manifesta cogliere gli accordi e le armonie della natura, proprio come si presentano, senza alcuna considerazione per l’ordine o la combinazione.

“L’impressionista siede sulla riva di un fiume” come dice il loro critico Théodore Duret (1838 – 1927, n.d.r.) “e dipinge ciò che ha innanzi.” Ed essi hanno dimostrato che in tal modo si potevano ottenere risultati meravigliosi.

Il neoimpressionista, seguendo i consigli di Delacroix, non comincerà una tela senza prima averne stabilito la disposizione. Con la guida della tradizione e della scienza darà armonia alla composizione secondo le sue idee, adatterà cioè le linee (direzioni e angoli), il chiaroscuro (toni), i colori (tinte) al carattere che vorrà far prevalere. La dominante delle linee sarà orizzontale per la calma, ascendente per la gioia, e discendente per la tristezza; tutte le altre linee intermedie rappresenteranno le altre sensazioni nella loro infinita varietà. A questo gioco lineare si unisce un gioco policromo, non meno espressivo e diverso: alle linee ascendenti corrisponderanno tinte calde e toni chiari, con le linee discendenti predomineranno tinte fredde e toni cupi; un equilibrio più o meno perfetto di tinte calde e fredde, di toni pallidi e intensi, si aggiungerà alla calma delle linee orizzontali. Così, subordinando il colore e la linea all’emozione che ha sentito e che vuole riprodurre, il pittore farà opera di poeta, di creatore.

Paul Signac

Paul Signac, I Gazometri a Clichy (1886), Melbourne, National Gallery of Art

(…) Del resto, più un artista procede nella sua carriera, più è padrone del suo mestiere, e maggiormente capisce la necessità di ripudiare il pittoresco, di sacrificarlo al pittorico. Non si lascia più prendere nei deliziosi tranelli che da ogni parte gli tende la natura; egli diffida del pittoresco da cartolina; si rende conto dell’inutilità e del pericolo rappresentato dai dettagli inutili e contraddittori che gli si offrono. Si disinteressa di tutto ciò che non è essenziale; mira alla semplicità e alla sintesi; scarta tutto quello che non contribuisce fortemente al dramma. Comprende la grandezza dei sacrifici, quei sacrifici che il freddo raziocinio di Delacroix imponeva al suo ardore e alla sovrabbondanza delle sue risorse.

Il maestro romantico, appassionato, ma sempre accorto, non esitava mai (se ne trovano prove numerose nel suo “Journal”) a sacrificare un pezzo, per quanto ben riuscito, se non lo riteneva necessario per l’effetto che voleva produrre. È questa proporzione di freddo raziocinio e di passione, di ardore e di logica, di ebbrezza gioiosa e di travaglio doloroso, di cui tutti i maestri ci danno l’esempio, che costituisce la forza del genio.

Il genio semplifica, elimina, sacrifica. Egli sa che ci sono sempre troppi oggetti, che non ci sono mai tele troppo semplici, che non vi sono bei dipinti senza una bella materia, e che la materia ha più importanza del soggetto, degli oggetti e della letteratura.

Paul Signac

e il neoimpressionismo

Da: Paul Signac, D’Eugène Delacroix au néo-impressionisme (ed Hermann, Parigi, 1964)

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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