Oscar Wilde e l’arte

Oscar Wilde

Oscar Wilde

Oscar Wilde e l’arte. La moglie di Oscar – che sposò per “tranquillizzare” i moralisti – Constance Lloyd lo chiamava Oscàr, con l’accento alla francese. Wilde scrive Salomè  (dramma in atto unico) in francese – nel  1893, e viene rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1896: in una lingua che amava al punto da definirla l’unica lingua vera oltre al greco. A parte una rappresentazione teatrale clandestina del 1905, solo dal 1931 Salomè poté essere rappresentata senza censure nel Regno Unito. La grande attrice Sarah Bernhardt – nonostante le numerose prove – si rifiutò di incarnare il personaggio per lo scandalo sessuale che aveva portato Wilde in carcere.

E fu Cecil Georges Bazile a tradurre in francese per le edizioni Mercure de France – nel 1914 – il notevolissimo Les origines de la critique historique, Conférences sur l’art, di cui, di seguito, vi propongo alcuni passaggi…

Oscar Wilde

Oscar Wilde, foto Napoleon Sarony (1882)

L’arte non fa nessun torto a se stessa tenendosi lontana dai problemi sociali del giorno, anzi, così facendo, realizza in modo più completo ciò che desideriamo. Per la maggior parte di noi infatti la vita reale è quella che non conduciamo; in tal modo, restando più fedele all’essenza della propria perfezione, più gelosa della propria bellezza inaccessibile è meno suscettibile di dimenticare la forma del sentimento o di accettare il pathos della creazione in sostituzione della bellezza della cosa creata.

L’artista in realtà è figlio del suo secolo, ma il presente per lui non sarà affatto più reale del passato, poiché, come il filosofo della visione platonica, il poeta è spettatore di tutti i tempi e di tutta l’esistenza. Per lui non ci sono forme fuori tempo, nessun argomento è fuori moda; tutto ciò che il mondo ha conosciuto nei deserti della Giudea o nelle vallate dell’Arcadia, sulle rive dei fiumi di Troia e di Damasco, nelle strade affollate e orrende di una città moderna o sulle vie allettanti di…, tutto passa davanti ai suoi occhi come su uno schermo, tutto è ancora animato di una vita magnifica. Egli prenderà ciò che è salutare al suo spirito, scegliendo alcuni fatti e rifiutando gli altri con la sicurezza calma di chi è in possesso del segreto della bellezza.

Infatti c’è un atteggiamento poetico da assumere verso tutte le cose, ma non tutte le cose convengono alla poesia. Nella casa sicura e sacra della Bellezza l’artista sincero non ammetterà niente che sia aspro o fastidioso, niente che generi pena, niente che sia discutibile, nessuna di quelle cose sulle quali gli uomini disputano. Lui, poi, se lo desidera può buttarsi a discutere tutti i problemi sociali del suo tempo, siano la legge contro il pauperismo con le tasse locali, il liberalismo, il sistema bimetallista o altri problemi; ma quando scrive su questi temi, come ha così nobilmente espresso Milton, deve scrivere in prosa e non in versi, un pamphlet, non un poema.

Sir Alfred Wills

Sir Alfred Wills, Il giudice che emise la sentenza che condannava Oscar Wilde a 2 anni di carcere

Byron non possiede questo squisito spirito della scelta artistica e neppure Wordsworth. Nelle opere di questi due uomini ci sono molte cose che dobbiamo respingere, molte cose che non ci danno quel senso di quiete serena e perfetta che dovrebbe essere l’effetto di ogni bella opera dell’immaginazione. In Keats invece questo spirito sembra essersi realizzato completamente e nella mirabile “Ode su un’urna greca” trova la sua espressione più sicura e indiscussa; nella visione del “Paradiso Terrestre” e poi nei cavalieri e nelle dame di Burne-Jones è la sola nota dominante.

Non è di nessun vantaggio chiedere alla Musa della poesia, nemmeno attraverso un organo come quello di Whitman, di emigrare dalla Grecia e dallo Ionio, di mettere il cartello con “partita” o “affittasi” sulle rocce nevose del Parnaso. Il richiamo di Calliope non è ancora cessato, né le epopee d’Asia sono ancora terminate; la sfinge non è ancora silenziosa, né secca la fonte di Castalia.

Poiché l’arte è la vita stessa e non ha niente della morte; è la verità assoluta e non si occupa minimamente del singolo fatto; si preoccupa (mi ricordo di aver sentito dire con insistenza dal signor Swinburne durante un pranzo) che Achille sia anche oggi più attuale e più reale di Wellington, non solo più nobile ed interessante come tipo e fisionomia, ma più positivo e più reale.

La ballata del carcere di Reading

Oscar Wilde – Copertina de La ballata del carcere di Reading, componimento poetico scritto dopo la scarcerazione

La letteratura deve sempre fondarsi su un principio e le condizioni temporali non sono affatto dei principi. Poiché per il poeta tutte le epoche e tutti i luoghi sono uno solo; la materia che impiega è eterna ed eternamente la stessa; nessun tema è inadatto, nessun presente o passato è preferibile. Il fischio del vapore non lo spaventerà più di quanto lo annoieranno i flauti d’Arcadia: per lui non c’è che un’epoca, il momento artistico, una sola legge, la legge della forma, un paese, il paese della Bellezza, paese, in verità, remoto dal mondo reale e pertanto più sensato perché più duraturo; non c’è che una serenità, quella che riposa sui volti delle statue greche, la serenità che non nasce dal rifiuto, ma dall’assorbimento della passione, la serenità che disperazione e tristezza non possono turbare, ma solo intensificare. Così accade che proprio colui che sembra più lontano dal suo secolo è quello che lo riflette meglio, ha spogliato infatti la vita di ciò che è accidentale e transitorio, l’ha spogliata di quella “nube di familiarità che ci rende oscura la vita”.

(…) Poiché ogni arte grande è arte delicata, la brutalità non ha infatti niente a che fare con la forza né la durezza con la potenza. “L’artista” come ha detto il signor Swinburne, “deve essere completamente espresso”.

Questa limitazione è per l’artista una libertà perfetta: è insieme l’origine e segno della sua forza. Per questo tutti i maestri supremi dello stile – Dante, Sofocle, Shakespeare – sono anche i maestri supremi della visione spirituale e intellettuale.

Amate l’arte per se stessa, allora tutto ciò di cui avrete bisogno vi sarà dato.

Questa devozione alla Bellezza e alla creazione di cose magnifiche è la prova di tutte le grandi nazioni civilizzate. La filosofia può insegnarci a sopportare con serenità le disgrazie del prossimo e la scienza dissolvere il senso morale in una secrezione di zuccheri, ma l’arte è ciò che fa della vita di ogni cittadino una cosa sacra e non una speculazione, l’arte rende immortale la vita di tutta una specie.

Poiché la bellezza è la sola cosa a cui il tempo non può recare alcun danno. Le filosofie si sparpagliano come sabbia e le credenze si inseguono una con l’altra come le foglie secche d’autunno, ma ciò che è bello è una gioia di tutte le stagioni, è un possesso eterno.

Ci saranno sempre guerre ed eserciti che si combatteranno, uomini che si incontreranno per lottare su campi piantonati o in città assediate e nazioni che si solleveranno. Ma credo che l’arte, creando un’atmosfera intellettuale comune a tutti i paesi – se non può ricoprire il mondo con le ali d’argento della pace – potrà riuscire almeno a far fraternizzare gli uomini al punto che non andranno più ad uccidersi l’un l’altro per il capriccio di un re o di un ministro, come avviene in Europa. La Fratellanza non verrà dalle mani di Caino più di quanto la Libertà nascerà dal bacio dell’Anarchia; gli odi nazionali sono più forti là dove la cultura è meno sviluppata.

(…) In realtà credo che sarebbe impossibile valutare bene il profitto che conseguirebbe se avessimo intorno a noi solo ciò che procura piacere al fabbricante e piacere al possessore, facendo di ciò la più semplice delle regole della decorazione. Ne ricaveremo, credo, almeno una cosa: non c’è prova più sicura della grandezza di una nazione di guardare se resta vicina ai suoi poeti; ma tra i cantori dei nostri giorni e i lavoratori ai quali canterebbero sembra che ci sia un abisso sempre più grande, un abisso che la calunnia e la canzonatura non possono oltrepassare: le sue sponde vengono raggiunte solo dalle ali luminose dell’amore.

E, credo, che la presenza di un simile amore nelle nostre case in nobili opere immaginative, sarebbe la semenza più sicura e la più sicura preparazione. Non voglio alludere solo a quell’espressione letteraria diretta attraverso la quale dalla piccola ampolla rossa e nera d’olio o di vino, un fanciullo greco poteva conoscere la magnificenza, simile a quella del leone, di Achille, la forza di Ettore, la bellezza di Paride, e lo splendore di Elena molto prima di andare ad istruirsi sulla piazza gremita del mercato o nel teatro di marmo; o attraverso la quale un fanciullo italiano del XV secolo conosceva la castità di Lucrezia e la morte di Camillo sui portici scolpiti e sui cassoni dipinti. Poiché il beneficio che traiamo dall’arte non è solo ciò che impariamo, ma ciò che diveniamo grazie ad essa. Il suo influsso reale si manifesterà dando allo spirito quell’entusiasmo che è il segreto dell’Ellenismo, abituandolo a chiedere all’arte tutto ciò che essa può fare per riassestarci i fatti della vita comune sia dando l’interpretazione più intellettuale dei nostri momenti di intensa passione, sia dando l’espressione più sensata di quei pensieri che sono i più lontani dal buon senso; abituando il nostro spirito ad amare le cose dell’immaginazione per se stesse, a desiderare la bellezza e la grazia in ogni cosa. Infatti chi non ama l’arte in ogni cosa non la ama affatto e chi non ha bisogno dell’arte in ogni cosa non ne ha bisogno mai.

pensieri di Oscar Wilde

sull’arte

Da Oscar Wilde, Les origines de la critique historique, Conférences sur l’art (ed. Mercure de France, 1914)

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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Una risposta

  1. Antonella Avataneo ha detto:

    Che bello poter condividere con altri un personaggio così prezioso con una mente così straordinaria come Wilde!

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