Parigi, Giardini di Versailles: la città giardino del re Sole – di Virgilio Vercelloni

Giardini di Versailles

Giardini di Versailles – dettaglio dalla planimetria del Parco

Parigi, Giardini di Versailles: la città giardino del re Sole – di Virgilio Vercelloni. Quando Luigi XIV decide di spostare la propria residenza e tutta la corte a Versailles, propone una nuova città, ideale rispetto alla sua idea di nazione e di potere espresso come monarchia assoluta, una città estranea al territorio che domina e governa, alternativa alla città storica nella stessa capitale Parigi. La delimitazione, la recinzione ideale e sacrale che isola Versailles rispetto al resto della Francia, e quella ideologica relativa alla concezione del potere assoluto del monarca che si crede il re Sole.

Parco di Versailles

Parco di Versailles

Quella Francia con 21 milioni di abitanti rappresentava un quinto di tutta la popolazione europea. Il Palazzo Reale come centro della città e matrice genetica del suo sviluppo è radicato nella storia delle grandi civiltà mediorientali ed egiziana. Nelle civiltà orientali la città proibita era una piccola città esclusiva, accessibile a pochi, nel cuore della città per tutti.
Luigi XIV inventa un nuovo modello: la sua città esclusiva, come fosse una città-giardino, non ha rapporti con le città storiche e non si propone di generarne. Non pensa di dominare il regno dal cuore della capitale ma dall’esterno, dalla condizione (urbana) periferica, dall’interno di una città virtuale.
Il modesto tessuto urbano destinato ai molti servizi indispensabili alla nuova residenza del re e della sua corte, converge urbanisticamente verso il Palazzo Reale, cuore della nuova città globale di Luigi XIV.
La cornice di questa incisione di Pierre La Pautre, del 1710, che perimetra tutto il territorio della città e del suo giardino, è metafora della sua diversità dal resto del mondo, della sua unicità e sacralità estranee alla vita quotidiana di chi non aveva diritto di accedere a Versailles.
Fondamentale è l’impianto del giardino-parco, iniziato nel 1662 dall’architetto André Le Nôtre (1613-1700), monumento e documento di quell’organizzazione paesaggistica vegetale che sarà definita giardino formale alla francese.
In questo vastissimo parco tutta la natura è ricostruita secondo i principi dell’esprit de géométrie del tempo, nel significato cosmologico è simbolico della volontà del dominio totale del re sul paese e vettorialmente sul mondo che tutto poteva essere modificato e migliorato secondo l’arroganza scientista del diciassettesimo secolo. Lo stesso Luigi XIV descrive minuziosamente come si doveva gustare questo suo parco, questa ormai personale natura.
A Versailles viveva tutta la corte, alcune migliaia di nobili e altrettanti militari: una città autosufficiente e monoclassista, estranea alla miscela sociale della città reale, una città abitata da una sorta di società virtuale.
Quella città non solo apparteneva alla percezione visiva di chi vi viveva, nell’intreccio delle sensazioni dovute alle diverse posizioni nella gerarchia ma anche all’immaginario collettivo alimentato dalle continue fabulazioni che si conclusero, oltre un secolo dopo, durante la Rivoluzione. Chi non aveva diritto di accedere a Versailles, al suo palazzo è al suo giardino, non poteva che immaginarlo.
Così una città virtuale diveniva un fatto concreto, anche da combattere, per chi non aveva mai avuto occasione di vederla neppure da lontano, a dimostrare la capacità di comunicazione di questa architettura reale e fortemente simbolica.

Virgilio Vercelloni

sui Giardini di Versailles

da COMUNICARE CON L’ARCHITETTURA, edizione Franco Angeli – Impresa, comunicazione, mercato: collana diretta da Giampaolo Fabris.

Virgilio Vercelloni

Virgilio Vercelloni

Il saggio di Virgilio Vercelloni Comunicare con l’Architettura è in consultazione – per i soci di Spazio Tadini – nella biblioteca dell’Associazione di via Jommelli 24. Francesco Tadini e Melina Scalise saranno felici di ospitarvi – offrendovi un rinfresco, oltre alla biblioteca e alle mostre in corso – presso le grandi sale dell’ex tipografia storica. Leggi anche il blog / magazine Milano Arte Expo, realizzato quotidianamente online dalla Casa Museo Spazio Tadini e dai suoi collaboratori.

Personalmente ho un ricordo fantastico di Gio. Gio come Virgilio Vercelloni (Milano, 1930-1995). Collaborammo per tre anni con la trasmissione televisiva di RAITRE Non Solo Film, condotta in studio da Giancarlo Santalmassi. E fu una collaborazione indimenticabile. Vercelloni è uno degli uomini più colti che io abbia conosciuto, per non parlare della immensa sua generosità… Consiglio vivamente a tutti di procurarsi i suoi libri e di approfondire il suo sapere … dilagante in molteplici (e a volte sorprendenti) direzioni!

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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