Pop art – artisti italiani anni Sessanta: Emilio Tadini, Valerio Adami, Concetto Pozzati

pop art

Pop art – artisti italiani – dettaglio da un’opera di Emilio Tadini

Pop art artisti italiani anni Sessanta: Emilio Tadini, Valerio Adami, Concetto Pozzati… Brano da “I nuovi maestri” di Renato Barilli – catalogo della mostra “Pop Art e Oggetto – artisti italiani degli anni Sessanta” tenutasi nel Palazzo Crepadona e nella Galleria Civica di Belluno (edito da Mazzotta). L’esposizione, curata da Renato Barilli, ha consentito di ammirare le opere di venti tra i più importanti artisti del dopoguerra. La mostra è stata realizzata grazie alla collaborazione degli Assessorati alla Cultura di Cortina e Belluno.

pop art

pop art italiana – Valerio Adami, Privacy, scena borghese – Una cameriera di buon cuore, 1966

(…) A Milano, nel suo ruolo di polo ineliminabile della ricerca, troviamo una curiosa divaricazione tra gruppi artistici. Anche lì ci sono i cultori dell’azzeramento, esattamente come a Roma; e anzi il numero uno di quella situazione nell’intero orizzonte italiano, o addirittura internazionale, Piero Manzoni, opera appunto nel capoluogo Ambrosiano, e non certo in un clima di solitudine, visto che gli sono accanto tra gli altri Enrico Castellani, Vincenzo Agnetti, Agostino Bonalumi. Ma mentre a Roma gli “azzeratori” sul tipo di Lo Savio e Uncini, dialogano con i compagni che prendono la via delle immagini (si sono visti sopra gli interscambi tra questi e i percorsi di Schifano, Festa, Ceroli…), non altrettanto avviene a nord, dove i cultori dei puri valori plastici di superfici ridotte al minimo non tollerano incontri con chi invece ritiene di non poter fare a meno dei motivi iconici. E così questi ultimi seguono una strada ben diversa, escono dal precedente clima informale (il che è un dovere imprescindibile per tutti i membri della nuova generazione), ma non già riducendo, bensì articolando il discorso organicista. Vale nel caso di questi ultimi una specie di metafora di crescita propria di tutti i corpi viventi, nel regno vegetale come in quello animale. Dapprima ci sono germi, embrioni, che inevitabilmente si mostrano appallottolati al centro. Ma poi quei nuclei informi cominciano a emettere protuberanze, filamenti, antenne. E così il nucleo di partenza si scinde, si decentra, si moltiplica, il che consente di fare ricorso alla nozione di racconto.

Tadini

Emilio Tadini, Vita di Voltaire, Il caso Calas, 1967

È la fase, a cavallo tra fine 50 i primissimi 60, che un critico allora molto giovane, Enrico Crispolti, ha posto all’insegna di una “possibilità di relazione”, in quanto appunto i vari momenti del dipinto, in luogo di permanere reciprocamente irrelati, tentano di rapportarsi gli uni agli altri, di stringere legami reciproci. È una via già ben nota al filone del surrealismo biomorfo, da Mirò a Gorky a Matta, rinverdita in quegli anni da artisti successivi come Alan Davie e Peter Saul.

Ma, qui giunti si aprivano due strade diverse: si poteva rimanere fermi a quel livello di indeterminazione, ovvero di evocazione non ben definita, di corpi che tentavano di emergere, senza però il coraggio di spingersi oltre. Fu il caso di artisti come Vaglieri, Bellandi, Francesconi.oppure si poteva riconoscere che quel grado ambiguo di articolazione degli embrioni era ancora insufficiente, che la crescita doveva essere spinta più avanti, uscendo fuori dalla metafora dello sviluppo organico per approdare a un territorio di piena definizione. Fu questa la strada battuta da Valerio Adami e Emilio Tadini, con una forte parallelismo con quanto nel frattempo andava facendo anche Concetto Pozzati, a Bologna. Tornando nell’ambiente Ambrosiano, sarebbe pure da considerare il caso per tanti versi analogo di Giuseppe Guerreschi.
Insomma, anche Emilio Tadini e Valerio Adami, come gli artisti romani della scuola di Piazza del Popolo, sentono che non è più l’ora di organismi viventi, di prototipi, ma semmai di stereotipi. Però continuano a credere che anche queste immagini collettive non possono rinunciare alla vita di relazione, che insomma non si possano dare una per volta, ma che debbano inscenare una “storia”, un racconto: come del resto avviene in tanti prodotti dell’industria culturale. Basti pensare al fumetto, al cartone animato, o a certi loro antenati di altri tempi, ma ugualmente caratterizzati da un intento “popolare”, quali il mosaico e la tarsia. Si tratta, insomma, di continuare a insistere su un reticolo di relazioni, solo che non saranno più quelle sommarie di un mondo di protozoi dalle funzioni ridotte, bensì le altre, ricche, complesse adulte di essere “normali”, come tutti noi inseriti nelle varie occasioni della vita di oggi.

pop art italiana

pop art italiana – Concetto Pozzati, Ma quanta roba, 1966

Ma l’accento batterà, appunto, sul traliccio dei rapporti, e non sulla fattura delle singole immagini. Ci sarà una griglia grafica condotta a linee vaste e severe, che potrà essere campita con tinte piatte, con colori “industriali”, freddi, compassati, in tutto degni del clima dei mass media.
Naturalmente, una volta dato questo clima comune, ci sarà poi posto per le varianti individuali, e così Valerio Adami si caratterizza per la capacità di tracciare le intelaiature di un racconto ampio, gridato a pieni polmoni, perfettamente calcolato nelle giunture; laddove Emilio Tadini preferisce arricchire la narrazione di tante circostanze concomitanti, con una specie di vorace assemblaggio, anch’esso però condotto su una superficie unificante.

A Bologna, Concetto Pozzati si pone a metà del guado, nel senso che egli si compiace di far coesistere nei suoi dipinti momenti ancora fermi alla fase del groviglio informale con altri dove la fatale metamorfosi in stereotipi rifiniti di tutto punto è già completamente avvenuta. (…)

Renato Barilli

Artisti presenti alla

mostra sulla Pop Art:

Valerio Adami, Emilio Tadini, Franco Angeli, Roberto Barni, Umberto Buscioni, Mario Ceroli, Lucio Del Pezzo, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Piero Gilardi, Domenico Gnoli, Titina Maselli, Aldo Mondino, Ugo Nespolo, Pino Pascali, Michelangelo Pistoletto, Concetto Pozzati, Antonio Recalcati, Gianni Ruffi, Mario Schifano.

Il catalogo della mostra Pop Art e Oggetto – artisti italiani degli anni Sessanta è in consultazione nell’archivio / Casa Museo di via Jommelli 24 – diretto da Francesco Tadini eMelina Scalise – per tutti i soci dell’Associazione Culturale.

pop art italiana

Il catalogo della mostra sulla pop art italiana

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

Potrebbero interessarti anche...

Una risposta

  1. Gabriella Fossali ha detto:

    E’ sempre interessante leggere Milano Arte EXPO. Melina Scalise e Francesco Tadini sono un punto di riferimento essenziale per la cultura artistica a Milano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *