Potere e gente comune: le distanze sociali

Francesco Tadini

Tadini – dettaglio di un’opera del 1959

Potere e gente comune: le distanze sociali – Tadini, dal libro La distanza (ediz. Einaudi – pagina 24) Capitolo 4. Che si dia – e che si manifesti – una grande distanza tra la figura della grandezza del potere e la gente comune e cosa pretesa di imposta da ogni assolutismo, da ogni totalitarismo. In parte lo si pretende e lo si impone, anche oggi, negli Stati retti da un regime democratico. Ma quelli che per ogni assolutismo erano ostentati come simboli evidenti – e, al caso, anche terrorizzanti – del potere di uno o di pochissimi, sono proposti in un regime democratico, spesso ipocritamente, come simboli destinati a celebrare il potere della comunità impersonale dei cittadini.

Negli Stati democratici, i governanti e gli uomini politici, soprattutto in periodo di elezioni, si preoccupano di manifestare a beneficio dei mezzi di comunicazione di massa, il fatto di essere ” uomini comuni, uomini come tutti gli altri”, affabili, semplici, all’occorrenza camerateschi. Il che vuol dire che sono coscienti della distanza che li separa dai cittadini veramente ” comuni” e che ritengono sia indispensabile occultarla, mascherarla.

Chi dimostra di ” essere alla mano” abolisce di fatto le distanze che lo separano dagli altri. E come se volesse farsi toccare.

I ” divi” dell’Olimpo di Hollywood venivano collocati dei mezzi di informazione di massa a distanze addirittura incommensurabili dall’uomo comune. (pag. 25) Ma, nello stesso tempo, di là da quella incolmabile distanza, essi venivano mostrati come modelli di aspetto e di comportamento.

Non è certo per superbia ma per umiltà che tante volte noi ci facciamo indurre a prendere il ” più lontano” come modello, qui, per la nostra comunissima vita di persone comuni. E là dove sembra che noi si tenda a colmare una distanza, in realtà stiamo diventandone gli schiavi.

Scegliendo di vestirci di comportarci in un certo modo noi vogliamo ” identificarci” – e, in fondo, vogliamo anche porre una distanza tra noi e la gente comune. Ma noi possiamo ostentare di vestirci e di comportarci proprio come la gente comune – o addirittura ad un livello inferiore – solo per porre una distanza tra noi e altri che dalla gente comune si sforzano di distinguersi vestendosi e comportandosi in modo ” più alto”. E complessa, la teoria delle distanze sociali.

L’inquietante non viene da lontano. Avremo tutto il tempo di tirar su qualche straccio di difesa. No. L’inquietante si dà nella forma di qualcosa che manifesta la propria – assoluta – lontananza nella prossimità più prossima.

Ogni autentica identificazione si regge soltanto entro un sistema di distanze – dall’Altro?

Ogni simbolo di condizione sociale, ogni privilegio ostentato, ha la funzione di determinare una distanza – come discrimine, come differenza – tra chi lo possiede, e manifesta di possederlo, e chi non lo possiede. L’automobile di lusso, il vestito firmato – persino il telefono portatile.

La distanza di Tadini è del ’98, edizioni Einaudi

> leggi anche le altre pagine del libro La distanza di Emilio Tadini

Francesco Tadini a Milano – insieme alla giornalista Melina Scalise – cura l’Archivio opere e testi di Emilio Tadini. Sede dell’Archivio è la Casa Museo Spazio Tadini in via Jommelli 24.

Per informazioni: francescotadini61@gmail.com

Contatti: Francesco Tadini +393662632523

 

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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