Rodin sull’arte, la scultura e la fotografia: l’artista è veritiero, la fotografia mente

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Rodin, riflessioni sull’arte, la scultura e la fotografia

Auguste Rodin sull’arte, la scultura e la fotografia: l’artista è veritiero, la fotografia mente. Corre il 1911 e – a Parigi – Paul Gsell affida a un libro per l’editore Bernard Grasset (riproposto in italiano nel 2003 da Abscondita, collana Carte d’artisti) le conversazioni con Rodin, il grande precursore di tutta la scultura contemporanea. Il maestro è a tal punto “interessato” dalla questione del realismo in scultura da essere lapidario, nelle sue affermazioni … “principio in arte è copiare quello che si vede“. Alla fine dell’Ottocento e con L’Esposizione Universale di Parigi del 1900 – alla quale giunsero 50 milioni di visitatori da tutto il mondo – Auguste Rodin (1840 – 1917) era già conteso da ricchi committenti. E’ del 1898 la separazione da Camille Claudel, che costerà alla grande scultrice un esaurimento nervoso e l’internamento in manicomio (che durerà fino alla sua morte nel 1943)…

Riflessioni di Rodin sull’arte.

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Rodin – Il monumento a Victor Hugo presso il Philadelphia Museum of Art

(…) Se avessi voluto modificare ciò che vedevo e renderlo più bello, non avrei prodotto nulla di buono. Sono d’accordo con voi nell’asserire che l’artista percepisce la natura diversamente da un profano, perché la sua sensibilità gli rivela verità interiori celate sotto le apparenze. Ma in sostanza il solo principio nell’arte è copiare quello che si vede. Che piaccia o no ai mercanti d’estetica, ogni altro metodo è deleterio. Non esistono ricette per abbellire la Natura. Si tratta solo di vedere. Oh! Senza dubbio un uomo mediocre, copiando la natura, non riuscirà mai a trarne un’opera d’arte; ma ciò dipende dal fatto che egli guarda senza vedere, e anche se ogni dettaglio è notato attentamente, il risultato sarà piatto e senza carattere.
Ma il mestiere d’artista non è fatto per i mediocri e a questi ultimi neppure i consigli più oculati potrebbero dare il talento.
L’artista al contrario vede: cioè il suo occhio in accordo con il suo cuore legge in profondità nella natura.
Ecco perché l’artista non deve prestar fede ad altro che ai propri occhi.
(…)
Anche nelle mie opere in cui l’azione è meno rilevante ho sempre cercato di accennare un movimento: è molto raro infatti che io abbia rappresentato il completo riposo. Ho sempre cercato di trasferire i sentimenti interiori nella mobilità dei muscoli; persino nei busti, cui sovente ho dato un’inclinazione, un’obliquità, una direzione per aumentare le caratteristiche fisionomiche.

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Rodin, L’Âge d’airain (l’età del bronzo)(1877)

L’arte non può esistere senza la vita. Una statuaria che volesse rappresentare la gioia, il dolore, una passione qualunque, non riuscirebbe a commuovere, se non fosse in grado nello stesso tempo di far vivere gli esseri che evoca. Cosa potrebbe suscitare in noi la gioia o il dolore di un oggetto morto… D’un blocco di pietra? L’illusione che la vita sia presente si ottiene dunque nella nostra arte con il modello adatto e con il movimento. Queste due qualità rappresentano la linfa vitale di ogni vera opera d’arte.
Notiamo innanzitutto che “il movimento è la fase di transizione da un atteggiamento ad un altro”. Questa semplice osservazione che ha l’aria di un truismo è in verità la chiave del mistero.

Avete letto certamente in Ovidio come Dafne viene trasformata in alloro e Procne (o Progne, n.d.r.) in rondine. Lo scrittore descrive mirabilmente il corpo della prima che si ricopre di corteccia e di foglie, le membra dell’altra che si rivestono di piume, in modo che ciascuna di esse veda ancora la propria figura femminile che sta svanendo e rispettivamente l’arbusto e l’uccello in cui si sta metamorfizzando.

Vi ricorderete anche come nell’ “Inferno” di Dante Alighieri un serpente, avvinghiatosi al corpo di un dannato, si converta in uomo, mentre l’uomo si converte in rettile. Il Divino Poeta descrive ingegnosamente la scena in cui ciascuno dei due esseri segue la lotta delle due nature che progressivamente si invadono e si sostituiscono l’un l’altra.

In sostanza è una metamorfosi di questo genere che viene attuata dal pittore o dallo scultore nel far vivere i suoi personaggi. Viene rappresentato il passaggio da una posa all’altra ed indicato come insensibilmente la prima scivoli verso la seconda; nell’opera si discerne ancora un ricordo di ciò che fu ed in parte si intravede ciò che sarà…

Avete mai esaminato attentamente fotografie di uomini ripresi mentre camminano?… Per esempio, mentre il mio San Giovanni è rappresentato con i piedi fissi a terra, è probabile che una istantanea fatta ad un modello riproducente lo stesso movimento, mostrerebbe il piede all’indietro già sollevato e avvicinato all’altro. Ovvero, al contrario, il piede che avanza non sarebbe ancora a terra se la gamba all’indietro occupasse nella fotografia la stessa posizione che nella statua.

Auguste Rodin

Auguste Rodin – il lavoro sul monumento a Victor Hugo, 1896

Ora è proprio per questa ragione che il modello fotografato presenterebbe l’aspetto bizzarro di un uomo improvvisamente colpito dalla paralisi e pietrificato nella sua posa, come i servitori della graziosa novella di Perrault “La bella addormentata nel bosco”, che rimangono improvvisamente immobilizzati nello svolgimento delle loro funzioni.

Questo conferma ciò che vi ho spiegato sul movimento nell’arte. In effetti, se nelle istantanee i personaggi, colti in piena azione, sembrano improvvisamente immobilizzati nell’aria, è per il fatto che tutte le parti del loro corpo sono riprodotte esattamente nello stesso 20º o 40º di secondo e non vi è, come nell’arte, un movimento progressivo nel gesto…

Auguste Rodin

Auguste Rodin fotografato da Nadar nel 1891

L’artista è veritiero e la fotografia mente, perché nella realtà il tempo non si arresta: e se l’artista riesce a riprodurre un gesto che si sviluppa in istanti successivi, la sua opera è certo molto meno convenzionale dell’immagine scientifica, dove il tempo è bruscamente cristallizzato…

Notate peraltro che i pittori e gli scultori, quando riuniscono in una stessa figura differenti fasi di un’azione, non procedono razionalmente o artificiosamente; esprimono naturalmente tutto ciò che sentono.

Le loro anime e le loro mani sono come trascinate involontariamente nella traiettoria di un gesto, e d’istinto ne rappresentano lo sviluppo. Qui, come ovunque nel regno dell’arte, la sincerità è dunque l’unica regola.

Da Auguste Rodin, “L’art“, conversazioni raccolte da Paul Gsell, Parigi, 1911 (ed. Bernard Grasset)

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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