Secessione viennese: Klimt, con 18 artisti dichiara scissione dalla Wiener Künstlerhaus e nel 1897 la secessione

secessione viennese

secessione viennese – un dettaglio di un manifesto di Klimt per la rivista Ver Sacrum

Secessione viennese: Klimt, con 18 artisti dichiara scissione dalla Wiener Künstlerhaus e nel 1897 la Secessione. Hermann Bahr (1863 – 1934), grande saggista e commediografo è dalla parte degli artisti della Secessione. A Vienna viene “calorosamente” osteggiato – in particolar modo da Karl Kraus – al punto che nel 1906 lascia la capitale austriaca. Scrive anche un libro “contro” – “Wien“, nel 1907 – che viene prontamente proibito dalla censura. Diventerà direttore, a Berlino, del Deutsches Theater.

Hermann Bahr

Hermann Bahr (1891)

Qui vi propongo la veemente pagina di Bahr pubblicata nel gennaio del 1898 su Ver Sacrum: la rivista fondata proprio in quell’anno da Gustav Klimt e Max Kurzweil. Ver Sacrum è l’organo ufficiale (uscirà fino al 1903) della Secessione viennese.

“Non dimenticherò mai una scena. Cinque anni fa avevo lamentato nel Deutsche Zeitung la povertà della nostra arte: non mi mancava una debole adesione che non aveva però il coraggio di circolare tra la gente. Un giorno suonarono alla porta di casa mia, andai ad aprire e mi vidi davanti un ufficiale impaziente che non conoscevo. Il capitano, una natura veemente, severa e quasi minacciosa, entrò con movimenti bruschi, mi assalì subito un parlare violento e solo allora seppi che era Theodor von Hörmann, il nostro valoroso Hörmann che ci è stato tolto poco dopo. Si sedette accanto a me e, adirato e impetuoso, gesticolando con le grandi mani, gridando raucamente con la sua voce cupa, cominciò a ingiuriare la società; io lo poteva osservare: era qualcosa di selvaggio, caotico a suo modo, non in accordo con il suo sguardo buono ed aperto; la sua espressione torva e spaventata era di un’indescrivibile stanchezza e tristezza. Si alzò, camminò avanti e indietro per la stanza accalorandosi sempre più, raccontando quella che doveva subire, come lo odiassero quelli della Wiener Künstlerhaus, come non esistesse niente di troppo crudele o volgare per umiliarlo o angustiarlo. Mi faceva male vedere il dolore di quell’uomo forte. Chiesi alla fine: “ma che cosa mai avete fatto perché vi odino così?”

Allora scoppiò in una risata amara e beffarda: “fatto? Io a loro? Ah ah! Vorrei semplicemente essere un artista. Ho una tale temerarietà! E questo non lo perdonano mai a nessuno! Ti sguinzagliano subito dietro tutti i cani!” Non lo dimenticherò mai. Sento ancora la sua voce tragica, lo vedo ancora in tutta la sua amara furia davanti a me. Era in piedi lì maledicendo come un profeta. Io sentii la morte già dietro di lui; si era addossato troppo ovvio, doveva venirne sommerso. È morto per l’infamia dei suoi nemici.

Klimt

Klimt, manifesto per la rivista Ver Sacrum

Ho capito allora qual è il dovere dei nostri giovani pittori viennesi e ho capito che la loro Secessione deve essere qualcosa di totalmente diverso da quella di Monaco e Parigi. A Monaco e a Parigi il senso della Secessione è stato quello di porre una “nuova” arte accanto alla “vecchia”. Tutto si risolveva dunque in una lotta per una forma migliore nell’arte. Ad alcuni giovani non bastava più la tradizione, volevano sperimentare qualcosa d’altro a modo loro; volevano poter vedere il mondo con i loro occhi e poi narrare secondo i loro sentimenti. Ai vecchi questo non piacque, non approvarono le nuove tecniche, si incattivirono. Ma c’è sempre stata una disputa nell’arte. Entrambi gli oppositori volevano però alla fine la stessa cosa: servire la bellezza; solo sul mezzo non potevano intendersi. Entrambi chiamavano l’arte, solo ognuno con parole diverse, ognuno nella propria lingua. Artisti di fronte ad artisti: era un conflitto di scuole, dottrine o temperamenti. Per noi però non è così.

No, per noi è altro. Non lottiamo per e contro una tradizione che non abbiamo affatto. Non si disputa tra la vecchia arte, che infatti non esiste da noi, e una nuova. Non si combatte per un qualche sviluppo o cambiamento nell’arte, ma per l’arte stessa, per il diritto di creare artisticamente. È questo il punto. La nostra Secessione non è una lotta dei nuovi artisti contro i vecchi, ma è una sommossa degli artisti contro i venditori ambulanti che si spacciano per artisti e hanno un interesse commerciale a non far nascere alcuna forma d’arte.

L’ “Associazione” non rimprovera alla “società”: stai dalla parte del “vecchio”, e non esorta: diventa “moderno”! No, dice solo: voi siete commercianti, noi vogliamo essere pittori! È questo il conflitto: affari o arte, questa è la domanda della nostra Secessione.

I viennesi devono essere condannati a rimanere piccoli industriali o devono cercare di diventare artisti? Chi tra i vecchi viennesi è dell’opinione che i quadri sono merce, come pantaloni o calze, che si deve fare su ordinazione dei compratori, costui rimanga tra la “società”.

secessione viennese

secessione viennese – Ver Sacrum, la rivista – organo dei secessionisti

Chi dipingendo o disegnando vuole svelare il segreto della sua anima, costui è già nell’Associazione. Qui si combatte non per un’estetica, ma per un modo di pensare e sentire: se in noi debbano avere il sopravvento opinioni commerciali o se sia finalmente permesso di vivere secondo principi artistici. L’Associazione – la Wiener Künstlerhaus – vuole conquistare per i pittori questo diritto: il diritto di poter essere artisti.

La nostra Secessione è dunque un’unione di agitatori. Deve quindi prendere ad esempio gli agitatori che da noi hanno ottenuto qualcosa. Se considera il loro operato, troverà che si può imparare da loro tre massime. La prima è: chi a Vienna vuol raggiungere qualcosa con agitazioni, non deve aver paura di diventare ridicolo. Tutte le persone che da noi alla fine hanno trionfato e tutte le cose che da noi hanno ottenuto autorità, sono state dapprima ridicole per anni. A Vienna sembra non sia possibile altro. La seconda massima è: si deve essere disposti a farsi odiare. Il viennese ha rispetto solo di chi è assolutamente in opposizione. Da noi solo con l’odio si giunge al potere. La terza è: non ci si deve lasciar placare. Il viennese è solito quando gli si chiede qualcosa offrirne la metà. Se ci si accontenta di questo, dopo un po’ se lo riprende. Se si è ostinati e non si cede allora egli si sente in una posizione spiacevole e concede poi più di quanto si è chiesto. Tutto o niente, dunque.

I pittori viennesi dovranno mostrare se sanno essere agitatori: questo è il senso della nostra Secessione. Se lo sanno essere non possono fallire. Allora verrà un tempo nuovo, un tempo di pace e di pura arte, che non avrà più bisogno di agitatori: questa è la grande meta.”

La Secessione viennese

vista da Hermann Bahr

Da Hermann Bahr, Vereinigung bildender Kunstler Oesterreichs. Secession, in “Ver Sacrum” 1898, gennaio.

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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