Spazio Tadini, Arturo Carlo Quintavalle e Matteo Bianchi presentano: Emilio Tadini parole&figure

Spazio Tadini

Spazio Tadini, Milano: Le edizioni Pagine d’Arte propongono un invito alla lettura di Emilio Tadini parole&figure

Milano, Spazio Tadini: venerdì 30 settembre 2016 Arturo Carlo Quintavalle e Matteo Bianchi presentano Emilio Tadini parole&figure. Alle ore 18:30 nella Casa Museo diretta da Francesco Tadini e Melina Scalise di Via Jommelli 24 (vedi MAPPA) l’evento di presentazione del libro – edizioni Pagine d’Arte di Matteo Bianchi e Carolina Leite – frutto della scelta di disegni, appunti, citazioni dai quaderni ad anelli degli anni Settanta di Tadini. Parteciperanno anche gli autori dei testi contenuti nel volume – il cui titolo “parole&figure” inaugura una nuova collana editoriale di Pagine d’Arte: l’autore del saggio che apre la pubblicazione – intitolato Tadini e le lingue della ideologia – Arturo Carlo Quintavalle e Anna Modena, Silvia Pegoraro, Paolo Di Stefano, Gianni Turchetta, Giacomo Raccis, Rosa Pierno, Francesca Priori, Tullio Pericoli, Giorgio Marconi. Parole&figure contiene anche i ritratti fotografici di Tadini realizzati da Maria Mulas e Marco Bellavita.

Emilio Tadini

Emilio Tadini – dal libro parole&figure edito da Pagine d’Arte

Quante parole dipinte –  scrive Matteo Bianchi nel testo “E ancora, ciel vague” – lette e viste – in bianco e nero e di tutti i colori – si rivelano al nostro sguardo? Sono almeno mille foglietti, pagine di diario, appunti, citazioni; matite che scrivono testo e parole fra i colori, lettere sull’arte in un mare di carte disegnate sul tavolo e trattenute fra gli anelli di un raccoglitore. E il mare come il cielo, in una stanza: l’atelier con le cose di tutti i giorni, oltre la finestra la stesura dei colori, il disegno di panni stesi al sole e la tela grezza mossa al vento in attesa dei segni. E ancora, matite di tutti i colori mischiate fra le carte al segno della scrittura. Nella sua varietà, l’insieme delle carte custodisce la differenza.
I frammenti del quotidiano, scaglie di pensiero, si accordano fra le pieghe della diversità: grande e piccolo, pieno e vuoto, comico e tragico, vicino e lontano fra memoria e progetto – in prospettiva, nel silenzio della pittura. L’arte della memoria suscita la distanza fra nostalgia e desiderio: altrove una volta, qui e non qui, adesso e mai in nessun luogo… c’era una volta la fiaba della pittura, creativa, senza tempo in libertà. (…)

Dal testo di Quintavalle: (…) Tadini viene da Tel Quel, viene da Derrida, Roland Barthes, viene da De Saussure, viene dalla analisi dei linguaggi ma anche da quelli dell’immagine, e dunque da Courbet, da Cézanne, magari anche dalla critica pop inglese a quella americana, e viene, alla distanza, dalle riflessioni su Marx e su Freud condotte alla luce della ricerca sul linguaggio. Quindi, per rendere queste righe più funzionali, mi si permetterà di analizzare i fogli del blocco di appunti come un insieme anche perché il loro ordine sembra, dopo averli scorsi alcune volte, perfettamente funzionale a un assunto preciso, a una dimostrazione, quasi in vitro, della propria ricerca. Insomma una testimonianza di Tadini sul proprio modo di pensare la funzione dell’intellettuale. Non posso che fare mie le parole introduttive di Jean Louis Schefer alla mostra presso lo Studio Marconi “Colors & C0” del maggio 1970 2: “Le righe che seguono sono destinate ad essere lette attraverso un altro testo, quello del pittore; precisamente fra il suo testo e la sua pittura; fra questi due testi, come un foglio scivolato fra due pagine, un segnalibro inserito fra questi due piani per lasciarli rappresentare il loro volume”. In fondo il testo di Tadini,quello di questo gruppo di fogli, è uno spazio complesso dentro il quale queste righe potranno forse essere un sistema di appunti, magari solo un segnalibro per indicare la complessità dei due spazi, quello della lingua parlata e quello della lingua per immagini. O, meglio, delle diverse lingue parlate e per immagini che Tadini utilizza e collega fra loro. (…)

Francesco Tadini

Francesco Tadini è lieto di presentare a Spazio Tadini il libro nato dalla collaborazione con Matteo Bianchi e Carolina Leite

Dal testo di Silvia Pegoraro Metafisica pop, archeologia a-venire: (…) Un linguaggio intensamente figurativo ed espressivo, quello di Tadini, formatosi nel clima del “Realismo esistenziale”, ma lontanissimo da qualsiasi realismo ortodosso. Un linguaggio scaturito anche dalla riflessione sull’opera di grandi personalità “isolate”, non facilmente collocabili nell’ambito di movimenti e tendenze, come Matta, Giacometti, Francis Bacon. E, appunto, Giorgio de Chirico, che Tadini cita esplicitamente, parafrasando e amorevolmente parodiando i suoi manichini e i suoi oggetti metafisici. Così come dialoga con la Pop Art inglese, assai meno conosciuta, ma anche più complessa e raffinata di quella americana. Di essa Tadini coglie immediatamente l’aspetto simbolico e metaforico – che fa proprio, rielaborandolo in un’accezione originale – distanziandosi dalla maggior parte degli interpreti, portati ad evidenziarne l’aspetto puramente realistico-oggettuale : “Partecipazione diretta a una realtà quotidiana ? – si chiede Tadini a proposito della Pop Art – Non sembra: se è vero che una delle operazioni fondamentali della Pop consiste proprio nel dislocare gli oggetti e nel servirsene per rappresentare qualcos’altro, o meglio alludere a qualcos’altro”.
Un’arte, dunque, che attraverso le sue traslazioni metaforiche, le sue figurazioni allusive, sembra assolvere, ancora, a una sorta di funzione metafisica. Attraverso l’assimilazione e la rielaborazione di tutto ciò, Tadini giunge a creare un proprio nuovo “racconto” pittorico, lui che era così grande anche come scrittore.

Un racconto che “restituisca l’immagine alla molteplicità vitale delle relazioni chela costituiscono”.
Proprio questa “molteplicità vitale” è forse la cifra essenziale della pittura di Tadini, che è insieme drammatica urgenza del reale e incanto fiabesco, immagine del pensiero e immagine del sogno. Energia tale da trasformare l’evocazione del passato in progettazione del futuro, archeologia a-venire…

 

Non resta che sottolineare come l’edizione di questo volume dedicato all’opera di Emilio da parte di Pagine d’Arte sia stata possibile anche grazie all’impegno di Melina Scalise – oltre al mio – nella conservazione e nella valorizzazione di tutto ciò che mio padre ha lasciato nel suo studio. Un atelier d’artista (scomparso nel 2002) è diventato una Casa Museo riconosciuta dal Comune di Milano anche nella “rete” di Storie Milanesi. A Spazio Tadini è in corso (aperta fino al 16 ottobre 2016)  la mostra fotografica – per la prima volta in italia – del premio di fotografia più grande del mondo con i vincitori dei Sony World Photography Awards, frutto della selezione di quasi trecentomila scatti.

Emilio Tadini

Emilio Tadini parole&figure. edizioni Pagine d’Arte

A Milano, allo Spazio Tadini

 venerdì 30 settembre 2016 – dalle ore 18:30

Arturo Carlo Quintavalle e Matteo Bianchi

presentazione del libro

Emilio Tadini, parole&figure

edizioni Pagine d’Arte

Ingresso libero, Consigliabile prenotazione: mail francescotadini61@gmail.com oppure: ms@spaziotadini.it

 

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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