Surrealismo, André Breton e l’Esposizione Surrealista d’Oggetti del 1936 a Parigi

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Breton e il surrealismo dopo il Secondo Manifesto Surrealista

SurrealismoAndré Breton e l’Esposizione Surrealista d’Oggetti del 1936 a Parigi. Charles Ratton è curatore, nella capitale francese (dal 27 al 29 maggio 1936), della Exposition surréaliste d’objets. Da Crisi dell’oggetto, 1936, in “Il surrealismo e la pittura”. Breton presenta il catalogo e pubblica il testo – che potete leggere qui a seguire – in Cahiers d’Art. Alla mostra partecipa – oltre allo stesso Breton con le sue Poesie-oggetti –  un numero elevato di artisti: molti di loro sono attirati dalla frattura provocata dal Secondo Manifesto del Surrealismo (1930). I “nuovi” protagonisti sono Duchamp, Dalí, Man Ray, Magritte, Max Ernst, Calder, Meret Oppenheim, Giacometti, Bellmer, Marcel Jean, Maurice Henry, E. L. T. Mesens, Domínguez, Tanguy, Jacqueline Lamba, Roland Penrose.

André Breton

André Breton, 1924

(…) Quando nel 1924 proponevo di fabbricare e mettere in circolazione gli oggetti apparsi in sogno, vedevo nel passaggio all’esistenza concreta, nonostante l’aspetto insolito che potevano assumere, più un mezzo che un fine. Certo, dalla moltiplicazione di questi oggetti ero pronto ad aspettarmi un deprezzamento di quelli la cui utilità comunemente accettata (benché spesso discutibile) ingombra il mondo cosiddetto reale; un tale deprezzamento mi sembrava soprattutto passibile di scatenare i poteri di invenzione che, per quanto sappiamo del sogno, troverebbero un’esaltazione nel contatto con oggetti di origine onirica, veri desideri solidificati.
Ma, attraverso la creazione di questi oggetti, il mio obiettivo era addirittura l’oggettivazione dell’attività di sogno, il suo passaggio alla realtà. Una analoga volontà di oggettivazione, rivolta questa all’attività inconscia dello stato di veglia, si fa luce attraverso gli “oggetti dal funzionamento simbolico” definiti nel 1931 da Salvador Dalì e, in generale, attraverso tutti quelli che appartengono a queste due categorie o a categorie affini.

Ciò che c’è di commovente nella vita intellettuale di oggi è questa volontà di oggettivazione che non può avere tregua e che rinuncerebbe a se stessa se si soffermasse ad avvalorare le proprie conquiste passate. Non esiste ragione che possa essere data durevolmente per scontata senza tener conto della contraddizione che l’esperienza è sempre pronta a opporle. Ciò che importa è anzitutto il perseguimento dell’esperienza: la ragione la seguirà sempre con una benda fosforescente sugli occhi.

Come la fisica contemporanea tende a basarsi su schemi non euclidei, così la creazione degli oggetti surrealisti risponde alla necessità di creare, per usare l’espressione di Paul Eluard, una vera “fisica della poesia“. Come sulle tavole degli istituti matematici del mondo intero si susseguono oggetti costruiti su dati euclidei e oggetti costruiti su dati non euclidei, gli oggetti che partecipano all’Esposizione Surrealista del maggio 1936 sono anzitutto in grado di “abolire l’interdetto” che consegue all’opprimente ripetizione di quelli che cadono quotidianamente sotto i nostri sensi e ci invitano a considerare illusorio tutto ciò che potrebbe “esistere” fuori di loro.

La révolution surréaliste

La révolution surréaliste, fascicolo 4 (luglio 1925)

È assolutamente essenziale rafforzare i mezzi di difesa che all’invasione del mondo sensibile possono opporre le cose delle quali, più per abitudine che per necessità, si servono gli uomini. Qui come altrove braccare la bestia impazzita dell’uso. Questi mezzi esistono: il buon senso non può impedire che il mondo degli oggetti concreti, sul quale si fonda la sua odiosa egemonia, sia mal custodito e minato da ogni parte. Poeti e artisti si incontrano con gli scienziati in questi “campi di forza” creati nell’immaginazione dall’accostamento di due immagini diverse. Questa facoltà di accostamento di due immagini permette loro di andare al di là della constatazione della vita apparente dell’oggetto, che costituisce di solito una limitazione.

Sotto i loro occhi, invece, questo oggetto, per quanto compiuto, torna ad essere una serie ininterrotta di cose latenti che non gli sono proprie e che richiedono la sua trasformazione. Per loro il valore convenzionale di questo oggetto è annullato dal suo valore rappresentativo, che li porta a porre l’accento sul suo aspetto pittoresco e sul suo potere evocativo.

“Che cos’è, scrive Bachelard, la fede nella realtà, cos’è l’idea di realtà, qual è la funzione metafisica primordiale della reale? È, fondamentalmente, la convinzione che un’entità superi il proprio dato immediato o, per dirla più chiaramente, la convinzione che si troverà di più nel reale nascosto che nel dato immediato.”

Marcel Duchamp

Marcel Duchamp

Questa affermazione basta a giustificare clamorosamente il metodo surrealista, che tende a provocare una rivoluzione totale dell’oggetto: distogliendolo dai propri fini con l’attribuirgli un nuovo nome e col firmarlo, il che determina la sua riqualificazione attraverso la scelta (ready-made di Marcel Duchamp); mostrandolo nelle condizioni in cui lo hanno a volte ridotto forze esterne come i terremoti, il fuoco e l’acqua; conservandolo proprio per il dubbio che può suscitare la sua precedente destinazione, per l’ambiguità derivante dal suo condizionamento in tutto o in parte irrazionale, che induce a dargli una dignità mediante la scelta (objet trouvé) e lascia, se necessario, un notevole margine all’interpretazione più attiva (objet trouvé-interprété di Max Ernst); ricostruendolo, infine, daccapo partendo da elementi sparsi che si colgono nel dato immediato (oggetto surrealista vero e proprio).

Qui la perturbazione e la deformazione valgono per se stesse, benché sia chiaro che non ce ne si può attendere altro se non una rettifica viva e continua della legge.

Gli oggetti così raccolti hanno questo in comune: che riescono a differenziarsi da quelli che ci circondano grazie a una semplice “mutazione di ruolo”. E anche qui non c’è niente di arbitrario, se si pensa che soltanto prendendo in particolare considerazione questo ruolo si può risolvere il “dilemma sulla sostanza” di Renouvier: passaggio dal sostantivo alla sostanza attraverso una terza fase, “il sostantivo sostanzializzato“.

André BretonCrisi dell’oggetto

per la Exposition surréaliste d’objets

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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