Tadini, La distanza, Einaudi: pagine scelte dal saggio del pittore e scrittore di Milano

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Tadini – La fiaba di Sant Amleto & Co

Tadini, La distanza, Einaudi: pagine scelte dal saggio filosofico – pubblicato nel 1998 – del pittore e scrittore Emilio Tadini. 1 – La domanda alla quale questo testo vorrebbe cercare di dare qualche risposta non è: «Che cos’è la distanza?» E invece: «Che cosa si potrebbe dire sulla distanza?» La «cosa» che pensa davanti alla «cosa» data all’estensione, allo spazio…

Si potrebbe incominciare con il dire: ogni distanza è rappresentabile da un segmento di linea, misurabile in quanto limitato da due punti. Si potrebbe anche dire: la distanza è ciò che è definito nello spazio da una serie di gradi misurabili di lontananza o di prossimità fra due punti, o cose, o persone. Ma sentiamo che non basta.

Noi sappiamo che si danno distanze immense, sappiamo che si danno distanze minime. Ultra-distanze, le une e le altre, per quanto riguarda i nostri sensi, ultra-distanze per le quali non possiamo fare altro che usare quelli che potremmo chiamare i nostri iper-sensi tecnici – dal microscopio al telescopio, per esempio. Ultra-distanze che possiamo soltanto dedurre, o supporre, calcolando. Ma neanche questo basta.

Noi usiamo comunemente l’espressione «a distanza di tempo». Da che cosa immaginiamo che ci si possa allontanare e a che cosa immaginiamo che ci si possa avvicinare, nel tempo?

L’aereo ha dato concretezza alla distanza calcolata lungo la retta che unisce due punti. E quella che noi chiamiamo «distanza in linea d’aria». Ma qual è la distanza che separa un uomo che sta nella sua stanza al primo piano di una casa da un altro che sta al quinto piano? È una retta – o piuttosto una linea tortuosa che passa per porte aperte e chiuse, corridoi, pianerottoli e scale? Calcola e indica, questa distanza, un percorso pensato insieme a un percorso compiuto da tutto il corpo? E questa distanza cambia in qualche modo, se i due uomini in questione non si conoscono o se sono amici intimi?

Noi usiamo comunemente l’espressione «a distanza di tempo». Da che cosa immaginiamo che ci si possa allontanare e a che cosa immaginiamo che ci si possa avvicinare, nel tempo? Soltanto da e a una certa ora o una certa data?

Quando noi diciamo o pensiamo la parola «tempo» vogliamo indicare soltanto qualcosa che si può misurare – con un orologio o con un calendario? Che cosa vogliamo indicare – nella poesia o nel discorso più comune – quando diciamo «il Tempo»? Che cosa pensiamo, quando pensiamo «il Tempo»?

(La parola «qualcosa» è una parola davvero straordinaria. Esprime il nostro sforzo per pensare una cosa che ci sembra di «sentire» ma che ancora non siamo riusciti a pensare compiutamente — e dunque a nominare. Ed esprime anche lo sforzo che stiamo facendo per arrivare a pensarla e a nominarla, naturalmente — magari senza riuscirci. Il che vuol dire che la parola «qualcosa» dev’essere praticamente indispensabile per pensare. Il che, forse, vuole dire anche che il principio di ogni pensiero «creativo» ci si manifesta, al suo inizio, più o meno chiaramente e distintamente, nell’ordine del sensibile).

(…) > CONTINUA >

Francesco Tadini, insieme a Melina Scalise cura l’Archivio opere e testi di Emilio Tadini. Sede dell’Archivio è la Casa Museo Spazio Tadini in via Jommelli 24, Milano

Per informazioni: francescotadini61@gmail.com

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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