Tadini: la Distanza sdoppiata in figura metaforica | Archivio Spazio Tadini Milano

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Tadini – Il ballo dei filosofi

Tadini: la Distanza sdoppiata in figura metaforica | Archivio Spazio Tadini Milano – < segue (…) Forse quando noi pensiamo la Distanza pensiamo qualcosa di simile a ciò che pensiamo quando pensiamo il Tempo. Qualcosa che, ci sembra, rifiuta sostanzialmente qualsiasi nostro tentativo di definirla misurandola.

Quante parole, nella mente di tutti noi, vivono e agiscono perennemente sdoppiate in una figura metaforica! Una specie di un alone, di aura. Parole legate alla natura — come cielo, mare, fiume, montagna, selva, caverna, vento… Ma anche parole legate alla tecnica, soprattutto del costruire — come muro, finestra, colonna, tetto… E cosi anche per la parola «distanza»?

La Distanza. Non sembra una specie di dimensione interamente sovrapposta alla dimensione dello spazio?

Certo, ogni sistema di misurazione delle distanze risponde a tutta una serie di funzioni tecniche, pratiche. Ma è anche il frutto dello sforzo a cui da sempre noi ci siamo dati nel tentativo di non lasciare che la Distanza stessa restasse senza nome.

Ogni sistema di misurazione ha anche la funzione di trasformare la distanza da ciò che essa è «contro» di noi – come macchina spietata della separazione — in ciò che essa può diventare «per» noi – in un sistema di distanze come ordine produttivo degli spostamenti, materiali o im- materiali che siano. Come ordine della comunicazione.

A volte non ci sembra forse di sentirla, la Distanza, come una specie di forza pervasiva – all’impeto della quale noi fatichiamo a sottrarci o addirittura non possiamo sottrarci?

Non è forse la Distanza che produce in noi il senso della sproporzione e il senso della solitudine?

(p.8) Potrebbe essere l’ossessione della Distanza — in quanto ossessione della solitudine e della sproporzione – la causa prima della follia? Potrebbe essere questa la causa prima di quella vera e propria malattia sociale che è oggi la depressione?

Ma forse sarebbe più giusto chiederci: potrebbe essere, la Distanza la dimensione illimitata entro la quale si producono ed entro la quale vagano, perdendosi, follia e depressione?

In uno spazio universale curvo, si darebbero distanze disposte all’infinito lungo un cerchio? E per quella strada che ritornerebbe, eternamente, il famoso «eguale»?

Non sembra che si dia proprio come una Distanza assolutamente incommensurabile, la figura di ciò che noi ci azzardiamo a indicare con la parola «infinito»?

Forse il concetto e la parola «distanza» si possono dare soltanto nel campo della nostra finitezza. Forse ne sono addirittura il sintomo più esplicito.

La Distanza come stabile orizzonte del nostro universo privato e del nostro universo pubblico.

Sappiamo come si sperimenta una distanza. Percorrendola. Misurandola in tutti i modi possibili. Calcolandola in un progetto. Ma come si sperimenta la Distanza?

Dove consiste la differenza sostanziale tra il pensare la distanza e il pensare la lontananza, tra il pensare la distanza e il pensare la prossimità?

Forse non si dà niente — né cosa né corpo — che possa essere collocato in modo cosi assolutamente «prossimo» da abolire per intero la distanza-come-taglio che ce ne separa.

(p.9) Ma forse, paradossalmente, è anche vero ciò che è quasi l’opposto. Forse non si dà niente che possa essere collocato in modo cosi assolutamente lontano da non consentirci più di reggerlo nell’immaginazione di una distanza-come-legame.

Riusciamo a pensare che il mondo — cosi come noi siamo in grado di pensarlo — possa darsi in assenza di distanza?

La distanza, non è forse il luogo in cui la presenza dell’Altro è «resa possibile»?

La distanza, non è forse il luogo in cui ogni presenza e ogni assenza sono rese possibili?

La distanza non è forse la scena della rappresentazione – di ogni rappresentazione?

Si rappresenta qualcosa – la si porta nella presenza – solo in quanto essa si è tolta dalla presenza, solo in quanto essa, senza perdersi, si è allontanata nella distanza.

Ogni rappresentazione è un gioco sulle distanze. E sulla misura. E sulla dismisura, naturalmente.

La parola «rappresentazione» evoca per noi, del tutto naturalmente, la parola e lo spazio del teatro.

La piccola scena del teatro è in se stessa una ricostruzione simbolica di quella smisurata scena fondamentale in cui si aprono distanza e Distanza?

(…) > CONTINUA >

Emilio Tadini, La distanza, Einaudi: pagine scelte dal saggio filosofico – pubblicato nel 1998 – del pittore e scrittore milanese.

Francesco Tadini, insieme a Melina Scalise cura l’Archivio opere e testi di Emilio Tadini. Sede dell’Archivio è la Casa Museo Spazio Tadini in via Jommelli 24, Milano

Per informazioni: francescotadini61@gmail.com

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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