Tadini – Pensando la distanza di una qualsiasi cosa da se stesso – Archivio Spazio Tadini Milano

EMILIO TADINI

EMILIO TADINI

(…) Forse potremmo dire che la distanza, la distanza che si apre fra due punti o due cose nello spazio, ci appare comunque, nel profondo, come l’epifenomeno di un’altra distanza — di quella distanza che ci sembra si apra comunque fra noi e il mondo, fra noi e gli altri, fra noi e una qualsiasi altra cosa. Per noi, la prima è come se fosse una distanza accidentale, mentre la seconda è come se fosse la distanza sostanziale, fondante.

Pensando la distanza, ognuno di noi è portato a pensarla dapprima, per un attimo, come distanza di una qualsiasi cosa da se stesso. A modellarla sulla «distanza da se stesso».

L’Altro si dà nella distanza. L’Altro lo chiamiamo anche «il nostro prossimo».

Lo Straniero si dà nella distanza. Addirittura al di là di una «certa» distanza.

Dove e come pensiamo che si collochi la differenza fra quello che chiamiamo «lo Straniero» e l’Altro?Milano

E nella distanza che si dà ogni patto.

Noi rispettiamo ogni giorno patti che all’interno del nostro gruppo sono stati tacitamente elaborati, nel tempo, a proposito del rispetto delle distanze materiali da osservare tra un individuo e altri nel comportamento quotidiano — aspettando sul marciapiede l’arrivo di un autobus, per esempio. Questo è oggetto di studio per la prossemica.

Ci càpita di pensare distanze che separano parti di noi da noi stessi. E non soltanto quando pensiamo ai diversi periodi della nostra vita e alle diverse esperienze che abbiamo vissuto. Anche adesso, qui. Nella attualità.

Capita anche che sia il desiderio a «distanziarci» da noi stessi. La parola «durata» e la parola «fluire» indicano prima di tutto un togliersi di distanze.

Quando diciamo la parola «distanza», noi pensiamo soltanto al luogo, definibile da una misura, nel quale noi si possa identificare una prossimità o una lontananza? O forse, prima di tutto, pensiamo a qualcosa che si potrebbe chiamare una dimensione assoluta che si stende «intorno» a noi?

E’ anche per nominare l’oggetto indefinibile di questo pensiero, e per esorcizzarne la terribile violenza, che noi abbiamo inventato la parola «Dio»?

Forse noi sentiamo che intorno a noi, e anche dentro di noi, si dà qualcosa che ci è consentito di chiamare «la Distanza». La Distanza in se stessa, pura e semplice, incommensurabile. Non soltanto una astrazione, un concetto. Addirittura una specie di entità. Attiva, e potente.

(D’ora in poi, in questo testo, si scriverà la parola «Distanza», con la D maiuscola, per indicare la figura, ipotizzata, di tale entità. Si scriverà invece la parola «distanza», con la d minuscola, per indicare ciò che si determina materialmente secondo gradi diversi di lontananza o di prossimità misurabili nello spazio).

Emilio Tadini, La distanza, Einaudi: pagine scelte dal saggio filosofico – pubblicato nel 1998 – del pittore e scrittore milanese.

(…) > CONTINUA >

Francesco Tadini, insieme a Melina Scalise cura l’Archivio opere e testi di Emilio Tadini. Sede dell’Archivio è la Casa Museo Spazio Tadini in via Jommelli 24, Milano

Per informazioni: francescotadini61@gmail.com

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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