Valerio Adami: l’artista visto da Octavio Paz

Valerio Adami

Valerio Adami – H. Matisse che lavora a un quaderno di disegni, 1969-1970, dettaglio dell’opera

Valerio Adami: l’artista visto da Octavio Paz  (Città del Messico, 1914 – 1998, premio Nobel per la letteratura nel 1990, n.d.r) – “La linea narrativa“.  (…) Artista intelligente, Adami scrive. Non è un fatto strano: scrivere è un’altra arte che nasce dal silenzio. Naturalmente, non è uno scrittore professionista; scrive sui margini della propria pittura, come commento o più esattamente come accompagnamento. Il suo caso non è l’unico; fra i grandi pittori del XX secolo molti hanno scritto poesia e prosa.

catalogo Skira

Adami – catalogo – monografia edita da SKIRA

Ciò che distingue Valerio Adami dalla maggioranza di questi artisti è il carattere dei suoi scritti; non sono sfoghi verbali né provocazioni puerili come quelle di Picasso né invenzioni poetiche come quelle di un Arp o di un Ernst: sono riflessioni. Le immagini di quadri di Adami provocano in noi emozioni differenti; e tutte queste emozioni si risolvono in una domanda. La sua arte può definirsi come pittura di enigmi che vengono proposti alla vista. Poi, naturalmente, le sue riflessioni – nel doppio significato di riflessi e riflessioni – sono la traduzione verbale di queste distinte domande. Sottolineo: le sue note non sono una risposta, se non un tragitto per avvicinarci a questi dipinti ed ascoltare personalmente quello che ci domandano. Però, si può ascoltare una pittura?
In una delle sue note, Adami ci confida: “Disegnare è una occupazione letteraria. Io non abbandono un disegno fino a quando non posso aggiungerci la parola fine… Mi piacerebbe che anche in pittura si potessero usare le parole prosa e poesia per definire così il mio lavoro come una pittura in prosa. L’impulso relativo è essenziale…” La linea, che è elemento costitutivo del disegno, produttore e generatore di forme, è soggettiva. Per questo, come osserva con molta acutezza Adami, può essere paragonata alla letteratura. Poema, romanzo, teatro o critica, ogni testo è una successione di parole; la linea, da parte sua, è una successione di punti o, se si vuole, una successione di ponti fra un punto e un altro.

Valerio Adami

Valerio Adami – Il rituale, 1972 – si ringrazia Fondazione Marconi di Milano

La temporalità è lineare; viene da qui il fatto che gli uomini non abbiano inventato nulla di meglio se non la linea per rappresentare il tempo. Retta o sinuosa, circolare o spiraliforme, la linea va sempre da un qui a un altrove. La linea cammina, si raddoppia senza fine e senza fine ci racconta il suo tragitto: la linea sta sempre transitando. Per questo è narrativa. E cosa racconta la linea? Ogni sorta di eventi e di idee nel tempo, e che sono tempo. Tuttavia, la linea non parla: per raccontare deve inventare delle forme adatte a farlo. I racconti della linea sono le forme che essa disegna. Le forme che disegna Valerio Adami con il suo tracciato così sicuro e rapido, così libero ed elegante, sono forme chiuse. Detto altrimenti, chiuse in se stesse. Parlano fra di loro e provocano in me una perturbazione indefinibile.
Se le linee raccontano, come possiamo vedere quello che raccontano? Ascoltiamo di nuovo Valerio Adami: “Lo strumento per leggere il disegno è il colore, come la voce è lo strumento per leggere la parola scritta”. Metafore incrociate: la voce – l’intonazione – è il colore della scrittura; il colore è la voce della pittura. I colori danno voce alle forme di Adami; i suoi disegni parlano per mezzo dei suoi verdi e dei suoi grigi, dei suoi azzurri e dei suoi ocra, dei suoi rossi e dei suoi aranci. Via via che avanza, la linea racconta e traccia una storia o diverse storie; i colori danno corpo e voce a queste storie. La voce con cui ci parlano le forme pittoriche di Adami è chiara e precisa, grave pur senza nessun patetismo.
È una pittura che non alza mai il tono. Al contrario, non poche volte si abbassa fino alla raucedine. Possiamo aggiungere, inoltre, che questi quadri – stavo per scrivere: queste confessioni che sono i suoi quadri – terminano quasi sempre in silenzio. Sono il contrario esatto del grido.

 

Valerio Adami

Valerio Adami – H. Matisse che lavora a un quaderno di disegni, 1969-1970, si ringrazia Fondazione Marconi di Milano

Non c’è chiaroscuro, né ci sono mezzetinte; nulla è più lontano dal tenebrismo e dall’espressionismo delle grandi superfici di Adami. Colori compatti e metallici, però leggeri, come dipinti per mezzo dell’aria e della luce, i due grandi illusionisti del mondo naturale. Verniciatura immobile di colori pietrificati, o più esattamente, ipnotizzati dallo sguardo del pittore. La vista, il significato che si identifica con il pensiero, dirige la pittura di Valerio Adami; i suoi occhi disegnatori filtrano il fiume turbinoso dei colori, lo distillano e lo purificano. Il suo colore è come un alcol che non provocherà mai l’ubriachezza, ma solo una lucida vertigine.
(…) Quasi nessuno assomiglia ai suoi modelli; se alcuni presentano una somiglianza superficiale con gli originali, la correggono mostrando aspetti sconosciuti e sconcertanti del personaggio. Non sono ritratti, ma emblemi degli enigmi successivi e disparati che inventa il tempo. Ai pretesi insegnamenti della storia e della biografia, Adami oppone il fondo d’abisso di ciascuna anima. Non dipinge sconosciuti: dipinge l’ignoto che si nasconde in ciascuno di noi. In realtà non lo dipinge, sarebbe impossibile; lo segnala. Moraleggia più vicino alla metafisica che non alla storia o alla psicologia. Nessuno assomiglia a se stesso.

La linea di Adami inventa frequentemente personaggi in posizioni forzate o anche innaturali. O abbigliati con vestiti che evocano vagamente una camicia di forza. Nessuno di essi “sta propriamente nella sua pelle”.

A volte, la figura è doppia, fino a quando non riusciamo a decifrare se si tratta di uno o due esseri, ed è composta generalmente da due sessi, o dallo stretto ma strano accoppiamento di una coppia. Tortura o abbraccio; o meglio: tortura e abbraccio. Un erotismo velato e glaciale (però, non rimproverava a Juliette uno dei suoi compagni di libertinaggio, “che poneva troppa passione nei suoi eccessi”?). Confesso che, tra tutti questi enigmi psicologici, mi attraggono quelli quotidiani. Sono misteri officiati in un appartamento anonimo, e ai quali partecipano due o tre personaggi senza nome, però posseduti da forze segrete (…)

Valerio Adami

visto da Octavio Paz

Brano di Octavio Paz tratto dalla monografia “Adami” edita da SKIRA in occasione della mostra dell’artista a Firenze (10 marzo – 12 maggio 1996) al Palazzo Medici Riccardi – Museo Mediceo.

Il catalogo / monografia sul grande artista Valerio Adami è in consultazione – per i soci di Spazio Tadini – negli spazi di via Jommelli 24 a Milano. Francesco Tadini e Melina Scalise saranno lieti di ospitarvi – offrendovi un rinfresco, oltre alla biblioteca e alle mostre in corso – presso le grandi sale dell’ex tipografia storica. Leggi anche il blog / magazine Milano Arte Expo, continuamente aggiornato online da Spazio Tadini e dai suoi collaboratori.

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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