Van Gogh e la tradizione pittorica – documenti di storia dell’arte

van Gogh

van Gogh in un’articolo di Mirbeau del 1891, un anno dopo la morte di Vincent

Van Gogh e la tradizione pittorica – documenti di storia dell’arte. Articolo di Octave Mirbeau (1848 – 1917) su Vincent van Gogh (1853 – 1890) in Echo de Paris, marzo 1891. “L’artista era di origine olandese, della stessa patria di Rembrandt, che pare egli abbia amato e ammirato molto. Se fosse possibile dare una filiazione artistica ha un temperamento dotato di tale ricca originalità, di tale impeto, di tale sensibilità sovreccitata, il quale non ammetteva altra guida che le sue impressioni personali, si potrebbe forse dire che Rembrandt fu il suo antenato prediletto, colui nel quale egli si sentiva meglio rivivere. Si ritrovano nei suoi vari disegni non delle semplici somiglianze, ma addirittura un culto esasperato delle medesime forme e una uguale ricchezza di invenzione lineare. Van Gogh non ha sempre la correttezza e la sobrietà del maestro olandese, ma perviene spesso alla sua eloquenza e alla sua prodigiosa capacità di riprodurre la vita.
Del modo di sentire di van Gogh abbiamo un’indicazione molto precisa e preziosa; sono le copie che egli fece di diversi quadri di Rembrandt, Delacroix e Millet – e sono veramente belle. Ma non sono propriamente delle copie, queste esuberanti e grandiose restituzioni. Sono piuttosto delle interpretazioni attraverso le quali il pittore giunge a ricreare l’opera d’altri, a farla sua, pur conservandone lo spirito originario e il carattere peculiare – Nel Seminatore di Millet, reso da van Gogh così sovrumanamente bello, il movimento è accentuato, la visione estesa, la linea ampliata fino a raggiungere il significato del simbolo.

Nella copia si avverte la presenza di Millet, ma Vincent van Gogh vi ha introdotto qualcosa di suo, e subito la tela assume un aspetto di nuova grandezza. Senza dubbio egli usava di fronte alla natura le stesse abitudini mentali, le stesse doti superiori di creazione che usava nei confronti dei capolavori d’arte. Non poteva dimenticare la sua personalità, né frenarla di fronte a una qualunque spettacolo o intima fantasia. Essa traboccava da lui, in illuminazioni ardenti, su tutto ciò che egli vedeva, toccava e sentiva. Pure, egli non si era lasciato assorbire dalla natura; piuttosto, l’aveva assorbita in sé, l’aveva costretta ad ammorbidirsi, a modellarsi sulle forme del suo pensiero, a seguirlo nei suoi slanci, persino a subire le sue deformazioni così peculiari. Van Gogh ha avuto, a un grado molto raro, la dote per cui un uomo si differenzia da un altro – lo stile. Tra una quantità di tele mescolate le une alle altre, sicuramente quelle di Vincent van Gogh si riconoscono in un batter d’occhio così come quelle di Corot, Manet, Degas, Monet, Adolphe Joseph Thomas Monticelli, poiché essi posseggono un loro proprio genio, che non può essere d’altri, e che è lo stile, cioè l’affermazione della personalità.
E, sotto il pennello di questo creatore curioso e potente, ogni cosa si anima di una vita strana, un dipendente da quella delle cose che egli ritrae – una vita che è in lui, che è lui stesso.”

Octave Mirbeau

su van Gogh

Francesco Tadini

Francesco Tadini è fondatore e direttore artistico di Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano. Casa Museo e archivio delle opere di Emilio Tadini, sede di mostre ed eventi. Location.

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